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ArtVerona giovane, multietnica e colta

La direttrice Adriana Polveroni presenta la nuova edizione della fiera

«Manifesting Intentions - #3 #16 #2» (2018) di Alejandra Hernández, portata ad ArtVerona da una delle gallerie new entry, Laveronica arte contemporanea di Modica. Cortesia di Laveronica arte contemporanea, Modica (Rg)

Dall’11 al 13 ottobre si svolge la quindicesima edizione di ArtVerona. È la terza diretta da Adriana Polveroni, che abbiamo intervistato. 

Come hanno risposto i galleristi?

Bene, direi. Nonostante il momento non propriamente roseo, molti galleristi sono tornati e abbiamo esordi molto interessanti, come Laveronica di Modica, Umberto di Marino di Napoli, Alberta Pane di Venezia e Mimmo Scognamiglio di Milano. Quindi, da parte mia mi sento di poter confermare una fiera di qualità e di offrire nuove proposte.

Il «Focus on», sezione entrata a far parte delle cinque di cui si compone la fiera, quest’anno sarà sulla Repubblica Ceca e sulla Slovacchia. A che cosa è dovuta questa scelta?

Ecco, questa è una delle novità: si tratta di una scena giovane, vivace, attraente anche in termini di mercato per via dei costi ancora molto ragionevoli. La scelta è dovuta alla volontà di continuare quella esplorazione lungo una traiettoria europea, soprattutto a Nordest, meno battuta. La scena artistica contemporanea ceca e slovacca è fortemente legata a un patrimonio di tendenze concettuali ancora molto attuale.

Anche «Free stage» è una sezione recente: dedicata a giovani ancora sconosciuti al sistema dell’arte, quest’anno a sceglierli sarà l’artista Alberto Garutti. Puntare sui giovani fa bene al mercato?

I giovani artisti sono il cuore dell’arte di ricerca e costituiscono il terreno più interessante per i collezionisti lungimiranti. Sono grata ad Alberto Garutti per il suo gesto di grande generosità che l’ha portato a scegliere otto giovanissimi artisti ancora senza galleria per presentarli in fiera.

ArtVerona si caratterizza anche per lo spazio riservato agli indipendenti, spazio che quest’anno compie dieci anni: qual è il bilancio?

Gli Indipendenti», promosso da ArtVerona, con la partnership di Artribune e del MaXXI di Roma e con il sostegno di Amia e il contributo di Reverse, non nasce come un mio progetto, ma ne ho sempre difeso la scelta come operazione innovativa. Secondo me è importante, e per certi versi anche divertente, che una realtà di mercato si lasci contaminare dal non mercato. Rimescolare le carte, insomma, scoprire l’altra faccia della luna. E, nel caso, inventare una luna nuova.

Art Verona fin dalla sua nascita comporta un coinvolgimento di una città che fatica a familiarizzare con il contemporaneo, pur contando su importanti collezioni private: quale sarà quest’anno l’impatto sulla città?

Basterebbe una sola parola: Gallerie Mercatali. Ovvero, due spazi bellissimi di fronte alla fiera dove per la prima volta la città di Verona e il pubblico provenienti da fuori hanno accesso. Dunque, quest’anno l’effetto sulla città è all’insegna della scoperta e del dono: rendere utilizzabili le Mercatali non è uno scherzo, da nessun punto di vista. E questo affascinante luogo di archeologia industriale sarà scoperto attraverso il lavoro di un’artista che personalmente apprezzo molto: Norma Jeane. Ma la bellezza di Verona non poteva essere esclusa da questa edizione. Ecco, quindi, una sede magica, Giardino Giusti, magnifico esempio di giardino all’italiana che ospita una bella dimora che ospita a sua volta un linguaggio contemporaneo come il video. E un quartiere multietnico che fa da palcoscenico a un intero festival: Veronetta.

Quanto conta in questa rete di eventi il rapporto creato con i collezionisti?

I collezionisti sono i nostri best friends! Non a caso siedono nel Comitato di indirizzo di ArtVerona. Ci sostengono e, del resto, noi cerchiamo di fare del nostro meglio per occuparci di loro come si conviene.

Quali sono le prospettive di ArtVerona?

Vorrei che ArtVerona non cambiasse volto, che restasse una fiera dove il contemporaneo e il moderno dialogano e si contaminano, dove il mercato cerca di fare rima con cultura (magari non sarà una rima baciata!), dove giovani artisti e giovani curatori si incontrano con collezionisti più o meno giovani, artisti centenari e curatori senza tempo.

Camilla Bertoni, da Il Giornale dell'Arte numero 401, ottobre 2019


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