Artisti spagnoli a Roma

La Capitale cosmopolita del Settecento e il suo ruolo unico quale centro di cultura internazionale, grandioso e vitale fino al secolo successivo

Francisco Javier Ramos, «Minerva che guida due filosofi allo studio», 1785, Roma, Palazzo di Spagna, Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede
Anna Lo Bianco |

Protagonista di questo libro è la Roma cosmopolita del Settecento e il suo ruolo unico quale centro di cultura internazionale, grandioso e vitale fino al secolo successivo. Il volume è il risultato dei molti studi condotti dall’autrice sul fenomeno delle accademie straniere in Italia e degli scambi culturali tra Roma e il resto dell’Europa tra Sette e Ottocento.

La presenza di pittori italiani in Spagna è un fenomeno rilevante e ben conosciuto come testimoniano le vicende di Luca Giordano, Anton Raphael Mengs, Tiepolo per non citare che alcuni. Meno noto ma ben documentato il soggiorno in Italia, e a Roma in particolare, di artisti spagnoli, dei quali non si può non ricordare Goya, giunto nel 1770, oscuro principiante agli inizi del suo percorso.

Ma non è a lui che si devono i primi contatti per la creazione di una stabile istituzione spagnola in Italia. Ricorda la Brook come a Roma fosse presente il pittore Francisco Preciado che nella sua lunga permanenza pone i fondamenti per creare una accademia in tutto simile a quella che la Francia aveva istituito già nel 1666 su impulso dello stesso Bernini.

Eppure tentativi pioneristici erano stati condotti anche prima con l’affermarsi delle teorie che affrancavano l’attività artistica dal suo ruolo più artigianale per riconoscerle una dimensione liberale e fortemente intellettuale, in ritardo tuttavia con le teorie e il pensiero del resto dell’Europa. Il riferimento cui conformarsi era l’Accademia di San Luca sulla quale andava modellandosi la nascente Academia di Bellas Artes di San Fernando a Madrid.

In questo processo il ruolo di Francisco Preciado appare essenziale, come scrive l’autrice, ricordando gli stretti rapporti dello spagnolo con l’Accademia di San Luca, dove si conserva un suo nobile Autoritratto rivelatore del prestigio da lui raggiunto che lo vede eletto Principe nel 1764. Inserito pienamente nella vita artistica romana, Preciado partecipa anche a committenze pubbliche tra cui quella della Chiesa della SS. Trinità a Via Condotti, insieme a pittori all’avanguardia come Benefial e Giaquinto.

Queste le premesse per la nascita nel 1752 della famosa Accademia di San Fernando modellata proprio su quella di San Luca anche per la formazione dei giovani artisti. La Brook mette a fuoco in maniera chiarissima e documentata attraverso le fonti il ruolo svolto dagli artisti italiani per quella che appare come una revisione generale delle regole dell’Accademia spagnola.

In particolare sottolinea il ruolo di Mengs, impegnato a Madrid nella decorazione di Palazzo Reale che auspica una gestione accademica a carico esclusivamente degli artisti. Così spetta all’Accademia di bandire i concorsi per i pensionati da inviare a Roma, a completare la propria educazione. L’autrice mette in luce come Mengs appaia figura di primissimo piano per la cultura artistica spagnola, con la sua schiera di pittori formatisi con lui negli anni spagnoli molti dei quali lo seguono al suo rientro a Roma nel 1770.

Le ambizioni di Mengs, scrive la Brooks, sono quelle di costituire a Roma per questi artisti una vera e propria scuola, una accademia, da lui stesso diretta. Nonostante l’influenza esercitata dal pittore boemo e dalla sua adesione ai principi del mondo classico siano condivise da un personaggio di primo piano a Roma, il Cavalier de Azara ambasciatore di Spagna, la situazione di un’accademia romana che fosse una vera casa comune per gli allievi spagnoli come auspicava Preciado era ancora a un punto fermo e all’inizio dell’Ottocento il problema si ripresenterà.

Una nuova generazione di pittori e scultori si affaccia alla volta di Roma nonostante i mutamenti rivoluzionari, orientando la propria produzione su modelli fortemente classici, con influenze davidiane. Come Preciado nel secolo precedente, è lo scultore Antonio Solà a svolgere un ruolo determinante per i progressi dell’accademia spagnola a Roma, dove Solà si integra, consolidando una apprezzata attività artistica nella capitale. La lunga vicenda si conclude finalmente nel 1830 con i nuovi regolamenti delle pensioni romane per gli artisti e con la nomina di Solà a direttore. Sullo sfondo, quella Roma cosmopolita, maestra assoluta, dalla quale come ricorda l’autrice l’insegnamento dell’arte non poteva prescindere.


Gli artisti spagnoli a Roma tra Sette e Ottocento. Preistoria di un’accademia
di Carolina Brook , 208, pp., 48 pp. ill., Edizioni Viella, Roma 2020 € 38

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