Artisti ipnotizzati e astrattizzati

Da sud a nord della Francia i rapporti tra arte e ipnotismo e gli americani a Parigi a metà '900

Gustave Courbet, «La Voyante ou La Somnambule», 1855 ca (particolare) © Musée des beaux-arts et d’archéologie de Besançon. Foto C. Choffet
Luana De Micco |  | Nantes

La mostra, «Hypnose», allestita fino al 22 agosto al Musée d’arts, è un percorso cronologico, dal ’700 a oggi, e multidisciplinare che tesse legami tra gli artisti e la storia dell’ipnotismo, a partire dai controversi lavori del medico tedesco Franz Mesmer (1734-1815), teorico del «magnetismo animale», passando per gli studi di Freud e Charcot.

Sono esposte le inquietanti sonnambule di Gustave Courbet, opere di Maximilián Pirner, Auguste Rodin, Victor Brauner, Marcel Duchamp, Fritz Lang, Salvador Dalí e dei surrealisti, di figure dell’arte cinetica. Nella Chapelle de l’Oratoire è visibile un’installazione immersiva dello statunitense Tony Oursler (1957), un percorso in dodici opere, tra sculture e video, sulle angosce contemporanee.

Al Musée d’art inoltre si è tenuta fino al 18 luglio «United States of Abstraction. Artisti americani in Francia 1946-1964», che si trasferirà al Musée Fabre di Montpellier dal 5 agosto al 31 ottobre. Una mostra dedicata agli artisti Usa dell’Arte astratta che, per un motivo o l’altro, lasciarono la New York School di Jackson Pollock, per raggiungere Parigi, contribuendo a definire e rinnovare l’Astrattismo francese.

Tra loro Sam Francis, Joan Mitchell e Shirley Jaffe o ancora Alfred Russell, Jean-Paul Riopelle ed Ellsworth Kelly, entrati in contatto con l’École de Paris. Una sezione è dedicata al ruolo di Michel Tapié, musicista e critico d’arte, nell’introdurre l’arte americana in Francia alla fine degli anni Quaranta.

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