Arte dalle ville lucchesi

Doppio incanto da Farsetti il 9 e il 10 ottobre, con due Piazzetta e un fregio di Sartorio

Laura Lombardi |  | PRATO

Farsetti rinnova l’appuntamento con l’antiquariato proponendo oltre 400 opere in due aste. La prima, che si tiene il 9 ottobre, presenta «Importanti dipinti e sculture antichi provenienti da prestigiose committenze e da Villa Mansi di Lucca». Tra i top lot, due notevoli dipinti di Giovan Battista Piazzetta, entrambi stimati 65-85mila euro: «Vecchio e giovinetto» e «Coppia di giovani».

Da Villa Mansi, una delle più illustri ville lucchesi, costruita nel XVI secolo dalla famiglia Benedetti e ristrutturata nel 1634 dall’urbinate Muzio Oddi, proviene il «Ritratto di Nicolao Mansi, Cavaliere di Malta» di scuola toscana del XVII secolo (12-18mila) ma anche un eccezionale centrotavola, composto da diciannove pezzi in porcellana bianca dura biscuit, eseguiti dalla Manifattura di porcellane di Vienna tra il 1789 e il 1791, anni della direzione di Conrad von Sorgenthal (80-90mila): l’opera reca il decreto di notifica per l’eccezionale qualità dell’esecuzione formale e lo stato di conservazione.

Da una collezione privata lucchese provengono invece una «Veduta di porto» di Hendrik van Minderhout (25-35mila) e una «Natura morta con busto classico, fiori e fragole» di scuola napoletana della fine del XVII secolo (20-30mila). Infine da una dimora romana giungono sia la «Madonna con il Bambino e san Giovannino» di scuola toscana del XVI secolo (15-20mila), sia un cassettone del XVIII secolo in legno ebanizzato con intarsi in madreperla (5-6mila).

Il 10 ottobre sono all’incanto «Dipinti e disegni del XIX e del XX secolo» con opere di macchiaioli e post macchiaioli. Si segnalano due piccoli dipinti di Giovanni Fattori, tra cui l’olio su tavola «Bosco fiorito» del 1885 ca (17-22mila), ma anche altri pittori livornesi quali Eugenio Cecconi («Abbeverata dopo la pioggia», 18-25mila), Alfredo Müller e Ludovico Tommasi.

Sempre legato al giro toscano è il veneto, ben noto anche all’estero, Federico Zandomeneghi, presente in asta con la tela «Nei dintorni di Parigi» (1878, 25-35mila). Notevole è poi il «Fregio per la sala del Lazio» di Giulio Aristide Sartorio, uno dei maestri del Simbolismo in Italia, che faceva parte delle decorazioni per l’Esposizione di Belle Arti di Milano del 1906 (40-50mila).

Per finire 16 disegni a carboncino da «I Promessi Sposi» di Giovanni Costetti (1926-27, 20-25mila), oppure «Giovane pescatore in laguna» di Guglielmo Ciardi (30-40mila), e due opere risorgimentali: «Pensiero a Garibaldi» di Domenico Induno (30-40mila) e «Soldato ferito in Crimea» di Gerolamo Induno (4-6mila).

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