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«Venere e Cupido» di Ventura Salimbeni, dipinto firmato e datato 1610 (particolare)

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«Venere e Cupido» di Ventura Salimbeni, dipinto firmato e datato 1610 (particolare)

Albe, tramonti e mezzelune

L'asta torinese di Bolaffi di antiquariato e arte antica del 22 settembre

Elena Correggia

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Due pittori manieristi, l’uno genovese, Giovanni Andrea Ansaldo, e l’altro senese, Ventura Salimbeni, sono fra i protagonisti dell’asta di arredi, dipinti e oggetti d’arte che Bolaffi propone il 22 settembre. Di Ansaldo andrà all’incanto un olio su tela, «La regina di Saba offre doni al re Salomone», che rivela una spiccata abilità nella resa prospettica della composizione, scandita da una scenografica quinta architettonica (base 35mila euro).

Sul soggetto mitologico di Venere e Cupido, ritratti con cromie luminose, si è invece cimentato Ventura Salimbeni in un dipinto firmato e datato 1610 che risulta sottoposto al vincolo d’interesse culturale (25mila). In asta anche due opere orientaliste: la prima è una tela di Alberto Pasini, «Mattino nei dintorni di Sultaniè» del 1858, che conferma la capacità del maestro emiliano di evocare le atmosfere del vicino Oriente con una tavolozza brillante e un’accurata minuzia descrittiva (30mila).

Il secondo dipinto, «Tramonto sull’Atlante», è firmato da Hermann David Salomon Corrodi, che si inserisce nel filone orientalista con una serie numerosa di scorci egizi, marocchini e tunisini particolarmente suggestivi nel coniugare la natura assoluta del deserto e delle oasi con le architetture sognanti di affascinanti medine (10mila).

Il variegato catalogo comprende anche una selezione di argenti piemontesi e francesi del Settecento e maioliche, mentre fra gli arredi spicca un cassettone a mezzaluna del 1781 intarsiato e con una greca dall’effetto tridimensionale a trompe l’œil, firmato dall’ebanista torinese Giuseppe Viglione (10mila).

Da segnalare infine una cornice in legno dorato che combina elementi barocchi alla modernità razionale del Neoclassicismo, disegnata dall’architetto francese Ennemond Alexandre Petitot (25mila), che dal 1753 si trasferì a Parma per lavorare presso la corte del duca Filippo di Borbone.

«Venere e Cupido» di Ventura Salimbeni, dipinto firmato e datato 1610 (particolare)

Elena Correggia, 19 settembre 2020 | © Riproduzione riservata

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