Al MAMbo sono gli artisti a concepire la mostra

Lorenzo Balbi e Caterina Molteni affidano ai creativi il compito di reintepretare opere, collezioni e funzioni dei musei cittadini

Performance «Re-collection» (2018-20) di Alexandra Pirici in «Dance First Think Later» (2020) al Musée d’art et d’histoire di Ginevra
Franco Fanelli |  | Bologna

Il museo è diventato luogo e tema frequente nell’arte contemporanea. Il punto di partenza è il fortunato genere dell’«arte nell’arte», di cui le settecentesche «Gallerie» di Giovanni Paolo Pannini sono soltanto due tra i più celebri esempi. Oggi c’è chi il museo lo contesta, come fa Monica Bonvicini, e chi lo rivisita: in Francia, ad esempio, la «carte blanche» concessa dai direttori di musei ad affermati artisti in temporanei riallestimenti, è diventata un ciclo di mostre.

Su questo percorso si muove ora Lorenzo Balbi, direttore del MAMbo, che insieme alla curatrice Caterina Molteni ha chiamato sei artisti affinché dessero vita a una «collezione fluttuante», attingendo a opere e suggestioni derivanti dai musei bolognesi. «The Floating Collection», allestita sino all’8 gennaio, è una mostra che consente al visitatore di entrare nel museo attraverso porte immaginarie e inconsuete; a sua volta, il museo si apre al dialogo con la città.

In tal senso ha operato ad esempio Cevdet Erek (Istanbul, 1974), autore di un’installazione architettonica nata dalla misurazione di pause e ritmi del tessuto urbano medievale estesa sino alla Sala delle Ciminiere del MAMbo. Il Medioevo e ciò che ne rimane nella società attuale (che cos’è un condono edilizio se non un’eredità del sistema delle indulgenze?) è protagonista anche nella videoanimazione di Miao Ying (Shanghai, 1985).

L’artista cinese, che ha lavorato a contatto con le collezioni del Museo medievale, è nota per l’utilizzo di algoritmi nell’elaborazione dei soggetti dei suoi film. Il museo si vede, ma soprattutto si sente, nell’opera di Rä di Martino (Roma, 1975), che ha affidato la «colonna sonora» del video «Moonbird» al compositore Mauro Remiddi, il quale ha rielaborato campioni sonori tratti dagli strumenti conservati nel Museo della Musica.

Un’operazione di ready made di strutture e oggetti antichi e moderni è il punto di partenza delle installazioni di David Jablonowski (Bochum, 1982), mentre Alex Ayed (Strasburgo, 1989), con i suoi «Sun Drawings», offre una nuova possibilità di compenetrazione tra arte e scienza, utilizzando le strisce per eliofanografo (lo strumento che misura la durata dell’illuminazione solare), frutto delle sue visite al Museo della Specola.

Infine Alexandra Pirici (Bucarest, 1982), artista invitata quest’anno alla Biennale di Venezia, nelle sue performance intitolate «Re-collection» mette in movimento le opere, creandone di transitorie attraverso i movimenti e le figure della danza. In questo contesto anche la mascherina anti Covid diventa oggetto teatrale: ecco allora i suoi danzatori indossare i dispositivi rielaborati tra barocco e fantascienza dal designer Dini Andrei.

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