Al Macro arte e scrittura si parlano sempre

Nella polifonia orchestrata da Luca Lo Pinto le voci di Tony Cokes, Mario Diacono e Friedl Kubelka

Una veduta dell’installazione di Tony Cokes al Macro. Cortesia dell’artista, di Greene Naftali, New York e Hannah Hoffman, Los Angeles
Francesca Romana Morelli |  | Roma

Al Macro il direttore Luca Lo Pinto concerta una riflessione sulla reciproca e costante influenza tra arte e scrittura. La grande sala della sezione Solo/Multi, fino al 17 ottobre ospita la personale dell’artista statunitense postconcettuale Tony Cokes (1956) «This isn’t Theory. This is History» con 16 video, tra cui «Black Celebration» (1988) sulle rivolte nei quartieri afroamericani in città come Los Angeles e un lavoro commissionato dal Macro.

Formatosi sulle teorie poststrutturaliste e sulle idee di razza e diritti civili dello scrittore nero James Baldwin, al Macro Cokes ha trasformato la sala in una scatola buia di forte impatto psico-visivo-sonoro. Ha posizionato quattro megaschermi led su cui sono proiettati video sui temi, strettamente correlati, del razzismo, capitalismo e guerra, ma invece di immagini vi sono ricontestualizzate frasi prelevate dalla cultura moderna e dai mass media, impiegando o alternando superfici mono o pluricromatiche.

Ha manipolato musica pop, elettronica e altra, per rendere più incisive le sue riflessioni sulla realtà complessa celata dietro la pelle della società e della politica odierna. La mostra dilaga nella città attraverso manifesti affissi.

La sezione Aritmici fino al 24 ottobre è dedicata a Mario Diacono (1930), critico, poeta, gallerista e collezionista eteroclito, che ha dichiarato: «La pagina bianca era diventata un lenzuolo funebre». Laureatosi con una tesi sul Futurismo con Ungaretti, si lega agli ambienti d’avanguardia della capitale. Avvia nuove ricerche e sperimentazioni con personaggi straordinari come Emilio Villa e fonda e collabora con riviste d’avanguardia, fino a dare corpo a poesie-oggetto, chiamate «Objtexts».

Negli Stati Uniti tra il 1968 e il 1970 insegna letteratura italiana a Berkeley e conosce Vito Acconci, performer e poeta, sul quale scrive la monografia Dal testo-azione al corpo come testo (1975). Il suo itinerario intellettuale è ricostruito con pubblicazioni e documenti, opere e un indice analitico dei suoi lavori a parete.
In mostra anche opere, tra gli altri, di Acconci e Donna Moylan.

Infine, nella sezione Polifonia, fino al 10 ottobre in «Songs of Experience» è protagonista la fotografa e filmmaker austriaca Friedl Kubelka von Gröller (1946) che si dedica al ritratto, scegliendo il momento in cui il modello manifesta la sua personalità, come nei ritratti annuali avviati nel 1972 con un autoscatto al giorno, poi ripetuti ogni cinque anni fino al 2017.

© Riproduzione riservata Una veduta dell’installazione di Tony Cokes al Macro. Cortesia dell’artista, di Greene Naftali, New York e Hannah Hoffman, Los Angeles
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