Ai Weiwei organico alle Terme di Diocleziano

Nel sito archeologico installato un monumentale lampadario dell’artista, che nella Capitale ha anche una personale organizzata dalla Galleria Continua

«La Commedia Umana» di Ai Weiwei nell’Aula XI delle Terme di Diocleziano Ai Weiwei durante la realizzazione de «La Commedia Umana». Foto credito Edward Smith Una sala della mostra di Ai Weiwei alla Galleria Continua-Hotel St. Regis
Arianna Antoniutti |  | Roma

«Lo spazio ha trovato la sua opera, e l’opera ha trovato il suo spazio». Con queste parole Stéphane Verger, direttore del Museo Nazionale Romano, ha presentato il 24 marzo «La Commedia Umana» di Ai Weiwei nella monumentale Aula XI delle Terme di Diocleziano, una delle sedi del Museo Nazionale Romano. L’opera, un altrettanto monumentale lampadario in vetro di Murano (oltre 6 metri di larghezza per circa 9 di altezza), composto da elementi in forma di ossa, teschi e organi, umani e animali, sarà visibile dal 25 marzo sino al 3 aprile.

«Abitualmente», ha proseguito Verger, «in operazioni in cui il contemporaneo si innesta sull’antico, si parla di dialogo. Non amo questo dialogo, deve esserci vera organicità fra il luogo, l’opera e il tempo storico. Perché un’opera di Ai Weiwei qui alle Terme? La risposta è nell’Aula stessa, nel mosaico alla parete che riproduce uno scheletro accompagnato dall’iscrizione “gnòthi sautón”: conosci te stesso. “Conosci te stesso” potrebbe essere il titolo dell’opera di Ai Weiwei, perché essa non è altro che una riflessione sulla vita, sul nostro corpo mortale e sui tempi drammatici che stiamo attraversando».

Di meditazione sul dolore ha parlato anche Jane Rushton, direttore della Fondazione Berengo che, con il Museo Nazionale Romano e Berengo Studio, ha prodotto e organizzato la mostra. I maestri vetrai di Berengo Studio hanno realizzato gli oltre duemila elementi che compongono l’opera, utilizzando sia le tradizionali tecniche del vetro soffiato a mano e fuso, sia tecnologie innovative. Tre anni di lavoro sono stati necessari per portare a compimento l’opera, installata su una struttura in metallo che sorregge, senza toccare le pareti dell’edificio del IV secolo d.C., le quattro tonnellate di peso del lampadario in vetro nero.

L’operazione espositiva ha visto la collaborazione di Galleria Continua, che dal 25 marzo al 7 maggio, nella sede romana dell’Hotel St. Regis, ospita la personale di Ai Weiwei «Change of Perspective». Lorenzo Fiaschi di Continua ha voluto sottolineare il valore civile dell’opera dell’artista cinese: «Arte non è solo bellezza, ma anche lotta e libertà». Valori che Ai Weiwei ha espresso anche nella regia della Turandot, in scena fino al 31 marzo al Teatro dell’Opera di Roma.

Fra le numerose proiezioni che accompagnano gli atti dell’incompiuto capolavoro pucciniano, Ai Weiwei ha riprodotto anche il mosaico con lo scheletro delle Terme di Diocleziano, evidenziando il legame fra queste sue due, parallele e sincroniche, esperienze romane. Se «La Commedia Umana» era stata concepita prima della pandemia e ha assunto ora, come dice l’artista, quasi il valore di «metafora della pandemia stessa», con i recenti eventi bellici sul suolo ucraino il suo «memento mori» diviene ancora più forte.

Il critico e curatore Ludovico Pratesi ha ricordato il significato delle «larvae conviviales», i piccoli scheletri, sovente in materiale prezioso, che nei banchetti avevano il compito di ricordare la caducità dell’esistenza: «Come nella Commedia umana di Balzac, in questo lavoro si uniscono festa e lutto, quotidianità e dramma, ironia e tragedia. È un’opera che dalla Roma antica passa al memento mori barocco, e nel farlo mette in connessione il passato di Roma alla Roma contemporanea».

«La prima volta che ho sentito parlare dell’antica Roma», ha detto Ai Weiwei, «è stato grazie a mio padre, più di cinquanta anni fa. Poeta, esiliato, condannato ai lavori forzati, una volta riabilitato ha potuto scrivere, come da sempre desiderava, poesie sull’antica Roma. Non avrei mai immaginato di portare una mia opera in questi stessi luoghi che lui aveva descritto. Se sono qui oggi, non è solo per la mia visione del mondo, ma anche per il legame con mio padre, che era così appassionato di questa città e della sua storia».

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