Ai Musei Capitolini, Domiziano torna alla vita

Nella Villa Caffarelli dei Musei Capitolini nascita, vita e morte dell’ultimo imperatore della gens flavia

Una veduta dell’allestimento della mostra ai Musei Capitolini. Foto Monkeys Video Lab
Arianna Antoniutti |  | Roma

«Il sole non vede nulla di più splendido in tutto il mondo», così il poeta Marziale descriveva la grandiosità del Palazzo che Domiziano fece erigere, dall’architetto Rabirio, sul Palatino. All’imperatore, ultimo della gens Flavia, che regnò dall’81 al 96 d.C., anno in cui fu ucciso da una congiura di palazzo, i Musei Capitolini dedicano la mostra «Domiziano Imperatore. Odio e amore», aperta da oggi sino al 29 gennaio 2023.

L’esposizione è allestita a Villa Caffarelli, nuovo spazio dei Musei Capitolini, inaugurato nell’ottobre del 2020 con la mostra sui Marmi Torlonia, chiusa nel febbraio scorso. Qui, in un percorso che si snoda in quindici sale, la vita e il regno di Domiziano sono narrati da sculture, monete, epigrafi, affreschi: un racconto in cui la figura dell’imperatore, odiato in vita e cancellato mediante damnatio memoriae dopo la morte, trova invece nuove interpretazioni. Secondo gli storici, infatti, Domiziano, come già il padre Vespasiano e il fratello Tito, fu un capace amministratore della cosa pubblica, non il feroce tiranno che le fonti a lui avverse hanno tramandato.

L’esposizione nasce da un progetto di collaborazione scientifica fra la Sovrintendenza capitolina e il Rijksmuseum van Oudheden della città olandese di Leiden, progetto che nel dicembre del 2021 ha portato all’inaugurazione, a Leiden, della mostra «God on Earth. Emperor Domitian». Alle cinquantotto opere provenienti dall’esposizione olandese si sono aggiunti altri trentasei preziosi reperti. I prestiti si devono a musei come il British di Londra, la Glyptothek di Monaco, i Musei Vaticani, mentre dai depositi capitolini provengono alcune opere normalmente non visibili al pubblico.

Tra di esse, ad esempio, il torso della statua di Hermes dallo Stadio di Domiziano. Una sezione della mostra è dedicata proprio alle opere pubbliche fatte costruire dall’imperatore, come lo Stadio, appunto, l’Odeon, e il Foro Transitorio, edificato tra l’85 ed il 95 d.C., poi denominato Foro di Nerva dal nome del successore che lo inaugurò.

Il volto di Domiziano, non del tutto obliterato dalla damnatio, ricorre in molti dei ritratti esposti, come quello marmoreo dei Musei Capitolini, o come quello in bronzo dalla Ny Carlsberg Glyptotek, di Copenaghen. Lo segue una teoria di magnifici volti della sua gens: il ritratto della moglie Domizia Longina, dal Louvre, della nipote Giulia, anch’esso dalla Ny Carlsberg Glyptotek, la colossale testa di Vespasiano dal Mann di Napoli.

© Riproduzione riservata «Busto di Domiziano», Musei Capitolini. Foto Zeno Colantoni
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