Adelchi Riccardo Mantovani, sognatore ferrarese

Al Castello Estense prima grande antologica di un pittore che sfugge agli inquadramenti, dalle affabulazioni affascinanti e misteriose

«Il paletot rosso» (2006), di Adelchi Riccardo Mantovani
Valeria Tassinari |  | Ferrara

Quasi un «outsider», se non fosse per la tecnica minuziosa e per il gusto raffinato, intriso di citazioni colte, Adelchi Riccardo Mantovani (Ro Ferrarese, 1942) è un artista che sfugge agli inquadramenti, proponendo affabulazioni affascinanti e misteriose, totalmente anacronistiche e perciò atemporali.

Formatosi da autodidatta, rapito dal fascino del Rinascimento e della Metafisica ferraresi, dopo il trasferimento in Germania ha continuato a riflettere sulla sua cultura d’origine declinandola in atmosfere che apertamente richiamano il Surrealismo nordico, calandolo nel clima elusivo tra Realismo Magico e Nuova Oggettività.

Nei piccoli dipinti che echeggiano l’ingenua devozione degli ex voto, nei disegni nitidi e delicati, nei ritratti spaesanti, negli scenari urbani spinti alle soglie dell’elegia rurale della pianura, l’artista invita a entrare in mondi famigliari dove accadono cose stranianti.

L’idea di dedicargli la prima grande antologica proprio nelle sale del Castello Estense («Adelchi Riccardo Mantovani. Il sogno di Ferrara», fino al 9 ottobre) dove sono ambientate oltre cento opere tra olii e disegni è, naturalmente, del suo conterraneo Vittorio Sgarbi, da sempre grande sostenitore di queste figurazioni oniriche e visionarie.

La mostra è promossa da Fondazione Ferrara Arte e Servizio Musei d’Arte del Comune di Ferrara, in collaborazione con Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto.

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