Addio a Leonardo Lapiccirella

Un amico antiquario ricorda come la sua galleria sia stata una meta imprescindibile a Firenze per gli amanti dell’antiquariato

Leonardo Lapiccirella giovane antiquario libraio a metà anni Cinquanta
Fabrizio Guidi Bruscoli |

Ho conosciuto Leonardo Lapiccirella nel 1957 quando il negozio Bruscoli fu chiuso. Io ero ancora al liceo mentre Leonardo era un giovane appena trentenne che stava per cimentarsi nell’impresa, non semplice, di condurre un’attività di mercante d’arte. Fu così che attraverso l’interessamento di Tammaro De Marinis, amico da tempo della mia famiglia, il giovane intraprendente e coraggioso acquisì la ditta Bruscoli aprendo, dopo i canonici sei mesi di chiusura che burocraticamente ne sancivano la non continuità, la nuova Galleria Lapiccirella in Borgognissanti a Firenze.

Leonardo non era un neofita nel mondo dell’arte, anzi aveva una conoscenza di tal mondo assai selettiva, dal momento che la sua preparazione culturale si era maturata nello studio della grafica e della storia libraria. Infatti era cresciuto accanto a due pilastri della cultura italiana del primo Novecento, cioè Tammaro De Marinis e Ugo Ojetti (coloro che avevano fatto del Salviatino un luogo di straordinaria fecondità culturale), i quali erano stati i suoi maestri. Così l’inserimento nel tessuto mercantile del negozio Bruscoli, anch’esso espressione di una tradizione storica letteraria ormai cinquantennale, non poteva essere più proficuo.

La partecipazione di Leonardo alla prima Biennale di Firenze del 1959 fu il banco di prova della sua capacità e la certezza della nascita di un nuovo protagonista della scena antiquariale più alta. Il suo interesse per l’arte neoclassica trovava corrispondenza nell’arte del primo Novecento o, per meglio dire, di quel periodo post prima guerra mondiale, spesso negletto per pregiudizi ideologici; altro interesse lo aveva per le arti minori, in particolare per la porcellana specialmente quella di Doccia, meglio se bianca. L’alluvione del 1966 fu catastrofica anche per Leonardo, che trasferì la galleria nei locali del Lungarno Vespucci divenuto da allora un luogo imprescindibile per gli amanti dell’antiquariato in visita a Firenze.

Ora ripenso agli oggetti che ho visto da lui, discutendo e imparando oppure giudicando in uno scambio non sempre univoco ma comunque sempre garbato e soprattutto intriso di quell’ironia di cui Leonardo è stato maestro. E poi, più tardi, in tempi recenti, le conversazioni sul mondo antiquario che aveva visto i suoi esordi e i suoi rapporti con i miei genitori con la memoria di personaggi e avvenimenti di quei memorabili anni Sessanta e Settanta.

Così rimane il ricordo di un amico gentile ed elegante, raffinato e colto la cui scomparsa (avvenuta il 20 settembre, Ndr) suscita un vero rimpianto.

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