Adami torna da Poleschi

Una tela che trent’anni fa Valerio Adami aveva dedicato a Vittorio Poleschi segna l’incipit di un percorso espositivo che ripercorre la vicenda artistica del maestro bolognese

Particolare di «Studio per Follow the Flute» (1985) di Valerio Adami
Monica Trigona |  | Milano

Valerio Adami (Bologna, 1935) ha alle spalle una lunghissima carriera costellata da mostre internazionali e riconoscimenti importanti, dalle partecipazioni a Documenta III di Kassel e alla Biennale d’Arte di Venezia del 1968 alla monografica al Centre Pompidou di Parigi nel 1985.

Artista instancabile, seguendo l’eco della Pop Art americana, ha dato vita a uno stile caratteristico e assai riconoscibile dove alla base di ogni creazione c’è un disegno netto e definito che ha della grafica quanto del fumetto. La materia pittorica s’inserisce tra gli spessi contorni scuri animando visioni disparate, frutto di associazioni mentali, che si rapportano con il reale.

«Valerio Adami: nessun giorno senza linea» è la personale che sino al 22 luglio è allestita all’Ambrosiana Art Gallery di Andrea Poleschi. Il titolo sibillino è un nient’affatto velato invito al costante esercizio quotidiano grazie al quale il maestro bolognese ha potuto sperimentare diversi linguaggi e conoscere autori che hanno lasciato il segno nella sua pratica più conosciuta.
«Studio per l'ultimo Pound» (2012) Di Valerio Adami
A quasi trent’anni dalla mostra nell’allora nuova sede di Poleschi Arte a Lucca, Andrea Poleschi, complice la scoperta di una tela che l’artista dedicò a suo padre in occasione di quella inaugurazione, gli rende omaggio attraverso la raccolta di significative opere riferite a progetti di grandi dimensioni.

I quaranta lavori esposti, disegni, carte e tele che ne ripercorrono la storia creativa, coprono l’arco temporale di circa cinquant’anni, dagli anni Sessanta sino al 2012, anno dello «Studio per l’ultimo Pound» (conosciuto a Venezia negli anni Sessanta, Ezra Pound rientra tra i soggetti della serie dei «ritratti letterari» che torneranno a varie riprese nella produzione di Adami).

Emblematiche risultano le composizioni degli anni Settanta, sintesi di riflessioni filosofiche-politiche che si esprimono nella fusione fra gesto e pensiero. Tra queste spicca «Studio per L'università̀ di Lipsia al tempo di Nietzsche» (1972): oltre alla figura scomposta e ai dettagli architettonici, si scorge tra le intense campiture, vermiglio, rosa e verde petrolio, toni «emotivi» della scena, la scritta Leipzig, Lipsia, luogo caro al filosofo tedesco che proprio lì fu studente.

«Studio per Follow the Flute» del 1985, invece, è un esempio di rivisitazione di soggetto classico-mitologico in chiave contemporanea attraverso colori piatti e antinaturalistici. La mostra è accompagnata da un catalogo curato da Luciano Caprile.
«Studio per L'università di Lipsia al tempo di Nietzsche» (1972) di Valerio Adami

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Monica Trigona