A Villa Carlotta Canova come Fidia

Le celebrazioni per i 200 anni dalla morte del maestro di Possagno si chiudono con un confronto tra la sua poetica e quella del suo maestro ideale

Volto della figura di Palamede, di Antonio Canova. © Villa Carlotta
Ada Masoero |  | Tremezzina (Co)

«Le opere di Fidia sono vera carne cioè bella natura», affermava Antonio Canova dopo aver visto a Londra, nel novembre 1815, i marmi del Partenone portati da Lord Elgin in Gran Bretagna (forse ora in procinto di tornare in Grecia).

Villa Carlotta, vero «tempio» canoviano, ricco com’è di opere del grande scultore acquistate dall’antico proprietario, il collezionista Giovanni Battista Sommariva (1762-1826), ha perciò voluto chiudere le celebrazioni per i 200 anni dalla morte di Canova (1757-1822) con un progetto in cui, per la prima volta, si mette a confronto la sua poetica con quella del suo maestro ideale.

La mostra «Canova novello Fidia» (fino all’11 dicembre), curata da Gianfranco Adornato, docente di Archeologia classica alla Normale di Pisa, con la direttrice di Villa Carlotta Maria Angela Previtera e la conservatrice Elena Lissoni, esibisce prestiti eccezionali, come il torso dell’«Amazzone ferita» (l’unico al mondo scolpito nella durissima e preziosa basanite egiziana di Wadi Hamammat) dai Musei Reali di Torino, qui accostato al gesso originale, di Villa Carlotta, della «Musa Tersicore» di Canova. Al quale si aggiungono l’erma di «Amazzone» del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, già nella Villa dei Papiri di Ercolano, e una versione miniaturizzata in bronzo, dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

La celeberrima statua crisoelefantina di Zeus in trono, realizzata da Fidia per il tempio di Olimpia, è evocata da una delle due sole monete al mondo (degli ultimi anni del regno di Adriano) che la raffigurano, mentre la «Testa di Apollo» del Mann di Napoli, copia romana del II secolo d.C. di un originale greco di età classica, dialoga con il possente «Palamede» di Canova di Villa Carlotta. A chiudere il cerchio, i calchi (dall’Accademia di Brera) di alcune sculture fidiache del Partenone.

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