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A Capodimonte arriva il ciclone Caravaggio

Confronto serrato tra il pittore lombardo e gli artisti napoletani travolti dallo tsunami della sua nuova maniera

Un'immagine dell'allestimento della mostra. © Francesco Squeglia

Napoli. Dopo 15 anni dalla mostra sull’ultimo Caravaggio, il Museo e Real Bosco di Capodimonte affronta con la cura di Maria Cristina Terzaghi e Sylvain Bellenger un’indagine espositiva e scientifica su «Caravaggio Napoli» (dal 12 aprile fino al 14 luglio), quindi sulla dirompente influenza che ebbe la produzione del Merisi sulla cultura artistica partenopea e sulla costruzione del naturalismo.

«Caravaggio soggiornò a Napoli due volte, racconta la curatrice. Il primo passaggio fu breve: dall’ottobre 1606 al giugno 1607. Tornò quindi nella capitale del Viceregno dall’ottobre 1609 fino alla partenza per Roma nel luglio 1610 che gli costò la vita. In questi diciotto mesi l’artista realizzò capolavori assoluti inaugurando una nuova maniera più drammatica e sofferta e riscuotendo un immediato successo tra gli artisti locali. La mostra “Caravaggio Napoli” sarà dunque costruita su una serie di confronti serrati tra le opere di Caravaggio e le opere degli artisti napoletani che ne registrarono la novità, venendone travolti. Si tratta, prosegue Maria Cristina Terzaghi, di artisti giovani e relativamente “nuovi”, come Battistello Caracciolo o Louis Finson, di artisti già attivi a Napoli (come Belisario Corenzio, Giovanni Bernardino Azzolino, Fabrizio Santafede), fino a toccare artisti della successiva generazione (Ribera, Massimo Stanzione), il genio di Caravaggio tracciò infatti un solco indelebile nella pittura napoletana del Seicento».

L’approfondimento avviene grazie a significativi prestiti, nazionali e internazionali, che hanno consentito confronti tra sei opere di Caravaggio  (le due  «Flagellazioni» di Napoli e di Rouen; il «Martirio di Sant’Orsola» di Napoli; la «Salomè con la testa di Battista» di Londra; la «Salomè» di Madrid; il «San Giovanni Battista» di Roma) e 19 quadri di artisti operanti a Napoli, che hanno guardato, durante o dopo i soggiorni del lombardo, non solo per i soggetti, al Merisi, tra cui Fabrizio Santafede, Giovan Bernardo Azzolino, Battistello Caracciolo, Louis Finson, Tanzio da Varallo, Massimo Stanzione, Filippo Vitale, Jusepe de Ribera.

Tra i dialoghi proposti, quello tra la «Flagellazione», oggi conservata a Capodimonte, ma realizzata da Caravaggio per la Chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli, quella del Musée des Beaux-Arts di Rouen, nuovamente esposta a Napoli dopo 35 anni e a seguito di un importante restauro, e la «Flagellazione» di Santafede che attesta la svolta nella produzione dell’artista tardomanierista.

Rientra nel pensiero espositivo anche la grande pala «Sette opere di Misericordia» realizzata dal Merisi nel 1607 per la chiesa del Pio Monte della Misericordia, il cui prestito è stato oggetto di una polemica, risoltasi con il veto del Ministero per preservarla nelle attuali condizioni di conservazione. Non esposta quindi a Capodimonte, dove ci sarà tuttavia una copia digitale in alta tecnologia, l’opera può essere ammirata nella cappella per la quale fu pensata e con una nuova illuminazione. Il museo collinare e il Pio Monte della Misericordia saranno collegati da una navetta.

Olga Scotto di Vettimo, da Il Giornale dell'Arte numero 396, aprile 2019


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