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Mostre

A Cagliari due sedi per la preistoria sarda

La mostra si avvale anche di prestiti dall'Ermitage e dal Museo della Preistoria di Berlino

Ciondolo tipo Ariete Koban, Ossezia settentrionale-Alania, Russia 11-8 a. C. Museum für Vor- und Frühgeschichte, Berlin

Cagliari. La Sardegna prosegue il percorso di approfondimento sull’archeologia del Mediterraneo come cruciale chiave di riflessione per la comprensione del presente. Dopo la mostra «Eurasia, fino alle soglie della storia» realizzata nel 2015, e il convegno «Le Civiltà e il Mediterraneo, grandi musei a confronto» promosso dall’Assessorato del Turismo della Regione Sardegna nel 2017, il 2019 si è aperto con la mostra «Le civiltà e il Mediterraneo», che ha inaugurato il 31 gennaio nella doppia sede del Museo Archeologico Nazionale e Palazzo di Città - Musei Civici.

Le iniziative nascono da una visione programmatica interistituzionale che ha portato l’Assessorato del Turismo Artigianato e Commercio, il Mibac, il Polo Museale della Sardegna, il Comune di Cagliari e la Fondazione di Sardegna a sottoscrivere un protocollo di collaborazione pluriennale con l’Ermitage (con il coinvolgimento di Ermitage Italia), per ampliare i fronti di ricerca e di studio sul Mare Nostrum, comprendere e valorizzare il ruolo storico dell’isola, e quindi la sua promozione e affermazione identitaria nella contemporaneità.

Un passo importante per una politica culturale che connette fortemente cultura e turismo. La mostra appena inaugurata conferma l’isola come punto di osservazione privilegiata per le relazioni fra le civiltà che si sono sviluppate sulle coste del Mediterraneo. La costruzione della narrazione, che abbraccia oltre 550 reperti in un allestimento scenografico a firma di Angelo Figus, è frutto di un team internazionale, formato da Yuri Piotrovskij del Museo Statale Ermitage, Manfred Nawroth del Museum für Vor- und Frühgeschichte di Berlino, in collaborazione con Carlo Lugliè, docente all’Università di Cagliari e Roberto Concas, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.

Il nucleo centrale si concentra sull’archeologia preistorica sarda, con circa 120 opere che testimoniano l’evoluzione delle culture dal Neolitico alla metà del primo millennio a.C. Da questo focus si dipanano gli affacci sulle culture sviluppatesi nello stesso arco temporale, con ricchi prestiti da istituzioni quali il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Bardo di Tunisi, il Museo Archeologico di Salonicco, il Museo di Berlino, l’Ermitage di San Pietroburgo.

Vasellame in terracotta, ceramiche, lingotti, armi, utensili, oggetti di culto, antichi idoli e monili, rinvenuti in posti lontanissimi ma accomunati da materiali, tecniche e decorazioni, testimoniano un fittissimo intreccio di traffici e scambi che ponevano sulla stessa rotta centri minerari, centri di produzione e lavorazione, porti commerciali. Così troviamo lingotti ciprioti in Provenza, ceramiche micenee in Sicilia, manufatti spagnoli in bronzo in Sardegna: tutto ci racconta di un Mediterraneo attraversato da un efficace apparato connettivo che avvicina l’Europa all’Africa, l’Occidente all’Oriente, trasportando merci ma soprattutto idee.

In questo senso è emblematico il caso del sito protostorico di Antigori (Sarroch, alle porte di Cagliari) in cui ritroviamo testimonianze dal Peloponneso, Creta e Cipro, oltre alla raffinatissima produzione locale che racconta l’eccellenza dell’artigianato isolano ma anche il dialogo con la Sicilia e il Maghreb. Ma, se vogliamo affidarci a un’immagine simbolo per questo percorso, non possiamo che volgere lo sguardo agli straordinari bronzetti nuragici e a come rivelino impensati punti di contatto con gli idoli della cultura di Majkop nella Ciascaucasia.

Micaela Deiana, da Il Giornale dell'Arte numero 394, febbraio 2019


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