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Il momento del turismo sostenibile

Il World Monuments Fund finanzia la conservazione di 7 siti tra i 25 a rischio di estinzione

Il villaggio cerimoniale di Orongo nel Parco Nazionale di Rapa Nui sull’Isola di Pasqua in Cile. © Ma’u Henua

Può sembrare intempestivo, dato che la pandemia di Covid-19 ha spazzato via il turismo internazionale in tanti siti del patrimonio un tempo molto popolari. Ma il World Monuments Fund (Wmf) ritiene che sia arrivato il momento di supportare il «turismo sostenibile». Con questo obiettivo, ha annunciato un finanziamento di 1 milione di dollari per sostenere il lavoro di conservazione in sette siti culturali inclusi nella lista di 25 luoghi a rischio di estinzione del 2020 World Monuments Watch. I fondi, forniti da American Express, che ha aderito al bando, sosterranno progetti che rafforzino il turismo locale e regionale, sensibilizzino al patrimonio trascurato e combattano l’emarginazione delle comunità locali.

Bénédicte de Montlaur, alla guida del Wmf, dopo la pandemia ha ribadito una verità fondamentale (e apparentemente ovvia): le folle erano insostenibili e distruttive. «Non vogliamo che il turismo ricominci allo stesso modo, dice. Stiamo cercando di non tornare alle dinamiche precedenti». In futuro, questo significherà porre maggiormente l’accento sul coinvolgimento dei residenti locali e regionali e collaborare con loro per garantire che i siti siano di beneficio alla comunità. In passato, lo sviluppo legato al turismo internazionale in molti casi ha funzionato a scapito dei residenti piuttosto che per promuovere il loro benessere, osserva la de Montlaur.

I sette siti scelti sono: Parco Nazionale Rapa Nui, Isola di Pasqua, Cile; Bagno Inari-Yu, Tokyo; Bennerley Viaduct, Nottinghamshire e Derbyshire, Regno Unito; Distretto storico centrale di Aguirre, Salinas, Portorico; Canal Nacional, Città del Messico; Case con cortile di Axerquía, Córdoba, Spagna; Koutammakou, Benin e Togo.

A titolo d’esempio, spiega la de Montlaur, nel Parco Nazionale Rapa Nui, Wmf lavorerà con la comunità indigena Ma’u Henua, che supervisiona il parco, per sviluppare una soluzione tecnica con cui preservare le preziose incisioni lasciate dai loro antenati su massi di basalto, ora minacciati dall’esposizione e dalla debolezza intrinseca della roccia sottostante. «Normalmente avremmo già iniziato, ma dobbiamo aspettare che la situazione Covid ci consenta di lavorare», dice la de Montlaur. La speranza è quella di inviare una squadra di ingegneri entro la fine dell’anno.

Sono iniziati a luglio, invece, gli interventi strutturali al viadotto Bennerley a Nottingham e Derbyshire, costruito nel 1877 a servizio della ferrovia e fuori uso dal 1968. È uno degli unici due viadotti in ferro battuto sopravvissuti nel Regno Unito. Le richieste per la sua demolizione hanno incontrato la resistenza locale e ora è in corso un’azione pubblica non solo per migliorarlo, ma per integrare un programma di narrazioni sulla sua storia, un programma educativo e una pista ciclabile. Il progetto fa parte di una campagna nazionale per trasformare le tratte ferroviarie dismesse in destinazioni che promuovano la salute e le connessioni sociali.

Nel distretto storico centrale di Aguirre, un’ex città produttrice di zucchero a Salinas, Portorico, le caratteristiche case in legno sono state danneggiate da due uragani nel 2017. Il piano è di ripristinarne alcune per trasformarle in «casi studio» per una nuova scuola da campo ospitata dal Wmf in cui tecnici portoricani possano insegnare i metodi tradizionali di costruzione in legno. «Il cemento ha progressivamente sostituito il legno e le competenze locali sono andate perdute, afferma la de Montlaur. Ma le case in legno sono sicuramente più sostenibili delle case in cemento».

Il Canal Nacional a Città del Messico, nel frattempo, è principalmente un «progetto sociale» che lega i residenti che hanno protetto il corso d’acqua, parte di un’ampia rete di canali costruita oltre 2.000 anni fa che è gradualmente scomparsa nel XX secolo con lo sviluppo della città. Il Wmf coordinerà programmi culturali e attività formative destinati alla comunità.

Le case a corte di Axerquía a Córdoba, in Spagna, sono un esempio emblematico delle conseguenze dell’«overtourism». Con gravi ripercussioni sulla vita della comunità: i residenti hanno lasciato il centro storico di Córdoba per sfuggire alle folle di turisti, che si riuniscono in particolare per l’annuale Fiesta de los Patios, e trovare una residenza più economica e tranquilla altrove, secondo il Wmf. «Per ora non abbiamo ancora le necessarie risposte, sostiene la de Montlaur.

Infine, il Wmf spera di inviare un gruppo di studio entro la fine dell’anno nella regione montuosa della savana conosciuta come Koutammakou, al confine tra Benin e Togo, per individuare le modalità di conservazione delle sue tradizionali case di fango. Quella pratica edilizia «davvero incredibile», dice la de Montlaur, è un esempio per eccellenza di «patrimonio sottorappresentato», il che significa che è stata ampiamente trascurata.

In ogni caso individuato si punta a far tornare i turisti in modo sostenibile, senza danneggiare i siti o le comunità locali. «Il Covid-19 ha reso il turismo sostenibile un tema molto ovvio, conclude la de Montlaur, indicando luoghi come Venezia, sollevati dalle masse soffocanti di persone dopo la pandemia. Non è una scelta tra “zero turismo” e grandi folle di turisti: vogliamo esplorare le migliori possibilità in un modo nuovo e cercare di innovare il settore, esigenza oggi sempre più necessaria».

Nancy Kenney, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020



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