Enrico Prampolini, Marinaio nello spazio (Marinetti poeta del golfo della Spezia), 1934, olio su tela, Roma Galleria d'Arte Moderna

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Enrico Prampolini, Marinaio nello spazio (Marinetti poeta del golfo della Spezia), 1934, olio su tela, Roma Galleria d'Arte Moderna

Tutte le esplorazioni estetiche del futurista Prampolini

Nella Galleria d’Arte Moderna di Roma la nuova mostra legata anche donazione di disegni, bozzetti, documenti e progetti da parte degli eredi

Con la mostra «Laboratorio Prampolini♯2. Disegni, taccuini e progetti inediti dal futurismo all’Art Club», aperta fino al 14 gennaio 2024, la Galleria d’Arte Moderna di Roma rende omaggio al terzo dei grandi futuristi italiani, dopo Balla e Boccioni. Curata da Alessandra Cappella, Claudio Crescentini, Flavia Pesci, Federica Pirani, Gloria Raimondi e Daniela Vasta, la mostra riunisce circa 30 dipinti realizzati tra gli anni Trenta e i Cinquanta, assieme a numerosi disegni, bozzetti di scene e costumi, progetti architettonici, cataloghi storici e riviste, nonché un’ampia serie di studi e di prove tratti dai taccuini.

Del più eclettico e instancabile dei futuristi italiani, nato a Modena nel 1894 e morto a Roma, sua città d’adozione, nel 1956, la mostra dispiega infatti tutte le direzioni di esplorazione estetica. Tutto ciò avviene grazie a prestiti da musei e collezioni private italiane, ma soprattutto per merito della donazione di disegni, bozzetti, documenti e progetti, da parte degli eredi Prampolini, al Centro ricerca e documentazione arti visive della Sovrintendenza capitolina ai beni culturali. Una donazione avviata negli anni Novanta e che produsse, già nel 2016, la mostra «Laboratorio Prampolini».

Pittore, scenografo, architetto, designer, grafico, critico d’arte e finanche docente: la creatività vulcanica di Enrico Prampolini non conosceva confini, e soprattutto la sua energia vitale, che fu motore di un’indefessa militanza sul campo, in qualità di promotore di mostre, fondatore di riviste, polemista avanguardista. Della rete delle avanguardie europee della prima metà del ’900, Prampolini rappresentò un nodo fondamentale, tessendo rapporti e scambi con cubisti, dadaisti, surrealisti, astrattisti di De Stijl e architetti del Bauhaus, e stringendo amicizia, in numerosi e fruttuosi viaggi per l’Europa, con Picasso, Mondrian, Kandinskij, El Lissitsky, Vantongerloo, Seuphor. Picasso fu per lui, oltre che un amico, una stella cometa: il mobile eclettismo stilistico dello spagnolo liberò nell’italiano consimile apertura espressiva sullo spazio della tela, che in Prampolini, si fa cosmico e onirico, suggerendo, in composizioni di forme biomorfiche e fluttuanti linee, conformazioni stellari e aperture celesti.

Non a caso, Prampolini fu anche aeropittore, e in qualità di architetto si espresse in forme ascrivibili a un razionalismo visionario. Fu cosa naturale per lui approdare all’Astrattismo del secondo dopoguerra e a prove di sensibilità informale, che facevano tesoro del polimaterismo coltivato sin dagli esordi futuristi nel 1914. Fu a lui che guardò Burri per le sue prime opere materiche, come molti dei giovani artisti per cui Prampolini fu figura-ponte con la sensibilità contemporanea all’indomani del fascismo.

Aeropittore, nonché sodale di Prampolini, fu Osvaldo Peruzzi (1907-2004), di cui la Gam di Roma ospita parallelamente, ma solo fino al 15 ottobre, la mostra sottotitolata «Splendore geometrico futurista». Curata da Massimo Duranti e Andrea Baffoni, l’esposizione riunisce 25 dipinti degli anni Trenta e Quaranta, ispirati all’azzurro del cielo e alle fantasmagorie percettive di un aereo lanciato nell’infinito.

Guglielmo Gigliotti, 24 luglio 2023 | © Riproduzione riservata

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