«A wall is just a wall», The Power Plant, (Toronto, del 2017) di Kapwani Kiwanga © Kapwani Kiwanga

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«A wall is just a wall», The Power Plant, (Toronto, del 2017) di Kapwani Kiwanga © Kapwani Kiwanga

Kapwani Kiwanga piace ai colti

Con il suo background scientifico, che fa da sfondo alla sua complessa pratica interdisciplinare e socio-analitica, l’artista canadese è protagonista di una intensa retrospettiva al Kunstmuseum Wolfsburg

Di poco tempo fa un’importante notizia che la riguarda: Kapwani Kiwanga (Canada, 1978), artista e intellettuale franco-canadese, rappresenterà il suo Paese alla prossima Biennale di Venezia nel 2024; nel mentre non resta che godersi la sua prima retrospettiva completa, «Kapwani Kiwanga: La lunghezza dell’orizzonte», ospitata dal Kunstmuseum Wolfsburg sino al 7 gennaio ’24 e accompagnata da un catalogo bilingue (tedesco/inglese) riccamente illustrato, con un’interessante intervista all’artista di Cecilia Alemani e altri testi delle studiose Julie Pellegrin e Uta Ruhkamp.

Kiwanga piace molto al pubblico e in particolar modo a quello colto di cui tocca le corde più intime agendo contemporaneamente sul piano estetico, con giochi di luce, colori e materia, e su quello sensibile-cognitivo attento ai contenuti che riguardano di solito le asimmetrie di potere, i temi scomodi del colonialismo e post colonialismo, del genere, del razzismo, della schiavitù, ma anche della fede e della spiritualità.

Possiamo dire che la caratteristica saliente del suo lavoro è la traduzione artistica di una solida base teorica (Kiwanga ha studiato ancor prima che arte antropologia e religioni comparate), e infatti le sue installazioni, i suoi dipinti, le sue opere su carta, le fotografie e i video che realizza ci affascinano per questa loro insolita chiarezza, per una riduzione formale difficile da trovare in altri artisti della sua generazione. Insomma, ha un background scientifico adatto a sorreggere una complessa pratica interdisciplinare e socio-analitica, costantemente alla ricerca com’è di un vocabolario che inviti a guardare in modo multiprospettico le strutture egemoniche esistenti e consolidate, per poterle pensare in futuro in modo diverso, più umano.

«A wall is just a wall», The Power Plant, (Toronto, del 2017) di Kapwani Kiwanga © Kapwani Kiwanga

Francesca Petretto, 22 settembre 2023 | © Riproduzione riservata

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Kapwani Kiwanga piace ai colti | Francesca Petretto

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