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Il boom italiano col vento in pop

Una mostra aperta sino all’11 dicembre alla Fondazione Magnani Rocca presenta la declinazione italiana di quel fenomeno complesso che è passato alla storia con un nome semplice: Pop art. Curata da Stefano Roffi e Walter Guadagnini, «Italia pop. L’arte negli anni del Boom» prende avvio dalle radici, ovvero dal prelievo della materia di Alberto Burri, che nella generazione degli artisti attivi negli anni Sessanta diventerà prelievo d’immagine, e di Giorgio de Chirico, cui guardò parte della stessa generazione per elaborare suggestioni iconiche tratte dai media  e dalla vita metropolitana.

La mostra presenta opere di chi, già negli anni Cinquanta, percepì il cambio di clima  anticipando la nuova sensibilità: Mimmo Rotella, Enrico Baj, Fabio Mauri e Gianni Bertini. La grande ondata pop degli anni Sessanta ha in Italia quattro centri propulsivi: Roma, rappresentata dalle opere di Schifano, Festa, Angeli, Pascali, Marotta, Mambor, Lombardo, Fioroni, Ceroli, Tacchi e Baruchello; Torino, con opere di Gilardi, Mondino e Pistoletto; Milano, con i lavori di Adami, Del Pezzo, Tadini e Fomez; e Firenze, dove operarono Barni, Ruffi e Natalini. L’urgenza a un recupero dell’immagine, dopo il diluvio materico e gestuale dell’Informale, fu negli anni Sessanta motore anche per artisti quali Sarri, De Filippi, Sarnari, Baratella e Mariani, dediti a una rinnovata figurazione pittorica d’accento politico. A completare il quadro, sono esposti pezzi di design dell’epoca.

Giorgio Guglielmino, 07 ottobre 2016 | © Riproduzione riservata

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Il boom italiano col vento in pop | Giorgio Guglielmino

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