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Fratelli e rivali

«Doppio ritratto. Antonio e Xavier Bueno. Contrappunti alla realtà tra avanguardia e figurazione», in corso sino al 6 novembre al Museo di Villa Bardini, ha come fulcro il dipinto cui allude il titolo, nel quale i due pittori spagnoli, giunti a Firenze nel 1940 (dopo l’infanzia tra Berlino, Ginevra e Parigi, in fuga con la famiglia dalla Spagna franchista) si autoritraggono insieme, iconografia rara: sul tavolo sono posati leit motiv dei loro dipinti (pipe bianche per Antonio, pere per Xavier), mentre sullo sfondo si distingue appesa al muro la riproduzione di una celebre opera di Manet.

L’opera unita a un altro doppio autoritratto, inedito, che raffigura i fratelli Bueno in carrozza, è infatti il punto di partenza per indagare la singolare vicenda biografica e artistica dei due artisti e il legame quasi simbiotico che strinsero nella vita e nell’arte, dal ’40 al ’50: un rapporto di fortissima influenza reciproca, che si infrangerà dopo l’esperienza fallimentare, tra il 1947 e il 1949,  del «Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà» (con Annigoni e Sciltian), portandoli a percorrere vie divergenti. Antonio proseguirà la sua ricerca guidata da sensibilità dechirichiana, ma distruggererà le sue amate pipe, reintroducendo a poco a poco la figura, per poi aderire negli anni Sessanta a esperienze come il Gruppo ’63 o il Gruppo ’70, esponendo con Scheggi alla prima mostra di pittura monocroma in Italia. Xavier continuerà invece a esplorare la figurazione, preferendo una pittura più materica.

Laura Lombardi, 07 ottobre 2016 | © Riproduzione riservata

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Fratelli e rivali | Laura Lombardi

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