«Strada e tralicci» di Ettore Fico (1957)

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«Strada e tralicci» di Ettore Fico (1957)

Fico alla Bevilacqua La Masa per i dieci anni del Mef

Uno dei «dimenticati» del Novecento che «tra dieci anni sarà considerato un classico» in dialogo con altre opere di contemporanei

«Ha attraversato quasi un secolo di vita e ha prodotto più di diecimila opere pittoriche. Eppure possiamo dire che sia ancora uno sconosciuto». Parola di Andrea Busto, direttore del Mef, Museo Ettore Fico di Torino e curatore della mostra «Ettore Fico. Dialoghi contemporanei».

Un artista, un museo, una collezione, che si è aperta fino al 12 novembre alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia (piazza San Marco 71 c, ingresso libero da martedì a domenica 14.30-19). La mostra anticipa le celebrazioni per i dieci anni dall’apertura del Mef, da cui provengono le opere, e apre una serie di iniziative tra le quali una retrospettiva sull’artista dal 16 ottobre a Parigi, per la prima volta in una sede estera, che inaugura la collaborazione tra il MEF e la galleria Maurizio Nobile che poi ne esporrà l’opera anche nelle sue sedi di Bologna e Milano.
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«Ettore Fico - spiega Andrea Busto – ha lavorato silenziosamente nei due studi di Torino e di Castiglione Torinese, coltivando per 70 anni interessi e relazioni intime, con pochissime mostre in Italia e nessuna all’estero, con una visione libera e scevra dall’appartenenza a movimenti e a gruppi. Ecco perché si tratta di un artista da riscoprire. Dopo le mostre monografiche organizzate dal Mef, voluto dai discendenti dell’artista, nato a Piatto Biellese il 21 settembre 1917 e scomparso nel 2004, è giunto ora il momento di farlo conoscere  anche al di fuori dell’ambiente dove ha coltivato le sue relazioni e il suo collezionismo.»

Un artista fuori dalle correnti, secondo Busto paragonabile in questo aspetto ad artisti difficilmente incasellabili come Balthus o David Hockney. «Ma come tanti artisti che sono stati etichettati in base a un genere, Monet per le ninfee o Fontana per i tagli, Fico può essere definito come l’artista degli interni delle case e dei paesaggi, che sono poi insistentemente gli interni delle sue due case e dei suoi due studi e i paesaggi dove andava in vacanza, dal giardino di Castiglione a Gressoney, la costa francese e Positano. Sono temi intorno ai quali hanno ruotato la sua vita e la sua poetica, dentro i quali ne sono contenuti altri, come quello degli animali, della figura, della natura morta o dei laghi montani. Un artista la cui opera si comincia a leggere ora e che tra dieci anni sarà considerato un classico, come sta accadendo ad altri “dimenticati” attraverso una doverosa rilettura del ‘900
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La mostra si sviluppa intorno a sei nuclei tematici di opere corrispondenti alle sei stanze della Fondazione Bevilacqua La Masa in cui è ospitata, dove alle opere di Fico vengono affiancate quelle di contemporanei provenienti sempre dalla collezione del Mef e legate all’attività di promozione in ambito contemporaneo.
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«Sono opere di artisti – continua il curatore – che hanno trattato gli stessi temi in maniera simile o al contrario molto diversa. Accostamenti che contribuiscono a rivelare la profonda modernità di Fico e la sua sorprendente vicinanza al gusto contemporaneo. È davvero divertente vedere le modelle nello studio disegnate da Fico vicino a quelle di Louis Fratino, oppure di far instaurare un dialogo con le opere di John Armleder o di Kiki Smith, accostamenti che consentono di capire come l’estetica non sia legata esclusivamente all’anno di produzione di un’opera, ma che possa andare oltre.»

«Colline» di Ettore Fico (1970)

«Natura morta» di Ettore Fico (1967)

«Per la libertà» di Ettore Fico (1961)

Camilla Bertoni, 15 settembre 2023 | © Riproduzione riservata

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Fico alla Bevilacqua La Masa per i dieci anni del Mef | Camilla Bertoni

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