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Pablo Atchugarry a Carrara | Foto: © Daniele Cortese | Courtesy Archivio Pablo Atchugarry

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Pablo Atchugarry a Carrara | Foto: © Daniele Cortese | Courtesy Archivio Pablo Atchugarry

Verso l’infinito di Pablo Atchugarry, l’artista che nel marmo plasma l’anima del mondo

Lo scultore uruguayano, italiano di adozione, in mostra alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma con oltre cinquanta opere

Maestro di quell’arte che secondo Michelangelo Buonarroti «si fa per forza di levare», Pablo Atchugarry trasforma il marmo di Carrara in figure astratte, forme ascensionali che lo stesso scultore uruguayano, italiano di adozione, definisce «un’invocazione verso l’infinito». Elevate dall’artista verso la luce, alla maniera delle piante dell’Amazzonia, liberate dal peso della materia e dall’attrazione fatale che spinge la vita verso il basso, queste figure invitano a sollevare lo sguardo aprendo un varco verso la speranza. In una tettonica di organismi in movimento queste opere, con la loro sofisticata eleganza fatta di pieghe, faglie e scorrimenti, vibrano dal 19 maggio al 21 giugno, negli spazi della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Cinquantacinque sculture, nelle quali «la durezza del marmo si ammorbidisce», come scrive la direttrice della Gnamc, Renata Cristina Mazzantini, nel suo testo pubblicato nel catalogo Allemandi, scandiscono un percorso che equivale a un fitto susseguirsi di fenditure “disciplinate” cariche di ritmo e movimento attraverso l’alternarsi di luci e di ombre, rigore e levità.  Intitolato non a caso «Scolpire la Luce», il percorso a cura di Gabriele Simongini segue la carriera del cittadino del mondo e instancabile viaggiatore Atchugarry, ripercorrendo gli ultimi trent’anni della sua attività e gli infiniti richiami agli echi artistici presenti nella sua attività, dalla scultura cicladica a quella di Fidia, da Michelangelo a Bernini e Canova, da Brâncuși a Calder. A dieci anni dall’ultima retrospettiva romana ai Mercati di Traiano, a quattro dalla mostra nella Sala delle Cariatidi, a Palazzo Reale, a Milano, i lavori di Atchugarry si insinuano adesso nelle sale dedicate alla collezione permanente della Gnamc, instaurando inediti confronti con i capolavori del passato, giocando sull’ambiguità e alimentando la curiosità dello spettatore. «Ciò che contraddistingue l’opera di Atchugarry, scrive Renata Cristina Mazzantini, è la capacità di rendere duttile e dinamica la pietra, liberandola dal peso e dalla massa, attraverso una scomposizione ritmica dei volumi in sequenze temporali e luminose che ricorda alcuni dei principi cardine del futurismo. I suoi volumi scultorei presentano cavità e rilievi che generano seducenti effetti chiaroscurali. Sono caratterizzati da un dinamismo composto, che è sempre armoniosamente regolato e quindi si tiene volutamente lontano dalle “continuità” di Umberto Boccioni come dalle “compenetrazioni” di Giacomo Balla». Per il maestro, incoraggiato fin da giovane dalla famiglia allo studio delle arti, che si accosta inizialmente alla pittura, esponendo per la prima volta a Montevideo nel 1972, l’atto dello scolpire diventa quindi un gesto radicale e necessario, fondato sulla centralità della mano.

 

Pablo Atchugarry, La forza della natura, 2021, Legno di ulivo | Foto: © Daniele Cortese | Courtesy Archivio Pablo Atchugarry

Pablo Atchugarry, Pace con la natura I, 2024, Legno di ulivo, Foto: © Daniele Cortese | Courtesy Archivio Pablo Atchugarry

Evolvendo in forme metamorfiche, che evocano tracce astratte di alberi, colonne, fiamme, corpi, panneggi e architetture, guidando lo sguardo verso l’alto, le sue opere nascono come sfida e come ricerca di equilibrio tra permanenza e movimento, memoria e contemporaneità. In occasione della mostra la Gnamc si arricchisce di «Splendore», opera in marmo bianco appositamente realizzata da Atchugarry per entrare nella collezione del museo. Alle opere in marmo si affiancano quelle in bronzo smaltato dall’impatto luccicante, quelle in alabastro, fino alle creazioni in legno ricavate da tronchi di ulivi secolari, le cui superfici, levigate come marmi ancora palpitanti per le loro venature naturali, riacquistano grazie all’arte una seconda vita, diventando un invito a riappacificarsi con la natura. Andando oltre la semplice mostra, la direttrice Mazzantini e il curatore Simongini hanno deciso di portare quattro opere dell’artista in “pellegrinaggio” nelle sale della collezione permanente, in dialogo rispettoso con altrettanti colleghi ammirati da Atchugarry: Hans (Jean) Arp, Lucio Fontana, Henry Moore, Alberto Giacometti (in suo onore sarà esposta nel percorso «Hommage à Giacometti. La vie en marche» del 2023). Le sculture tracciano nell’insieme un cammino che sembra volersi estendersi alla natura della vicina Villa Borghese in piena fioritura. Un po’ abbraccio, un po’ danza che unisce, ogni opera compenetra tanti aspetti formali ed emozionali diversi. Nel grande santuario che l’arte rappresenta, espressione di dialogo, condivisione, coesistenza. Atchugarry, come scrive Simongini, è «l’uomo dei sogni» che invita a quell’andare oltre, inseguendo sempre nuove mete. «Nel mondo di oggi, prosegue Simongini, abbiamo dimenticato che, come ha scritto Titus Burckhardt, una delle condizioni fondamentali della felicità consiste nel sapere che tutto ciò che facciamo implica un senso eterno. Anche la scultura di Atchugarry ce lo ricorda. Del resto l’artista cerca la durata e la permanenza della scultura attraverso l’uso di materiali tradizionali che sembrano sfidare un tempo geologico e millenario, come organismi naturali che si perpetuano di generazione in generazione». In occasione dell’esposizione - che ha ricevuto il patrocinio di IILA, Istituto Italo-Latino Americano, organizzata in collaborazione con la Galleria Contini - saranno pubblicati due cataloghi editi da Allemandi. Il primo contiene le fotografie di tutte le opere in mostra, il saggio del curatore e i testi di David Anfam e Arnau Puig, oltre a un’ampia antologia critica e biografia; il secondo accoglie le fotografie delle opere e l’allestimento nelle sale del museo.

Samantha De Martin, 11 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Verso l’infinito di Pablo Atchugarry, l’artista che nel marmo plasma l’anima del mondo | Samantha De Martin

Verso l’infinito di Pablo Atchugarry, l’artista che nel marmo plasma l’anima del mondo | Samantha De Martin