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Stefano Luppi
Leggi i suoi articoliUna data importante quella del 29 agosto per il Museo civico delle Cappuccine. Da quel giorno, infatti, con tre mostre estive-autunnali, una nella sede principale e due nelle «succursali» chiesa del Suffragio ed ex Convento di San Francesco, prende il via la riapertura, parziale fino a dicembre, dopo un anno di lavori della struttura museale. I lavori sono stati sia strutturali sia scientifici visto appunto che nel corso dell’autunno oltre alla attività espositiva temporanea verrà data forma al riallestimento della pinacoteca civica con opere di Bartolomeo Ramenghi (detto il Bagnacavallo), Andrea Lilio, Angelo Mitelli, Enzo Morelli e soprattutto una sezione grafica tra le maggiori in Italia.
Per ora, appunto, le mostre, la prima delle quali al Suffragio dal 29 agosto al 4 ottobre è «Cenere e stelle – Il miracolo terribile» di Giovanni Ruggiero (Fontanarosa, 1973), scultore, vincitore nel 2011 del Primo Premio al concorso internazionale della Ceramica d’Arte Contemporanea di Faenza. Segue al San Francesco una ampia personale di Chiara Calore (Abano Terme, 1994), a cura di Milovan Farronato, dal 19 settembre all'8 novembre, nella quale lo stesso spazio diviene parte attiva del progetto espositivo: nei lunghi corridoi che caratterizzano l’antico ex convento, infatti, il curatore predispone un’ampia serie di ritratti che da un lato «accompagnano» il visitatore, dall’altro lo inquietano viste le espressioni facciali dei ritratti, sospese tra il grido e il silenzio, il pianto e l’estasi. C’è un ché di cinematografico nei dipinti di Calore, tanto che il titolo scelto per l’esposizione, «Non voltarti adesso» (traduzione letterale del titolo del film “Don’t Look Now”, del regista Nicolas Roeg ambientato a Venezia, dove lavora l’artista), rimanda all’atto dell’osservare e del tornare indietro e riosservare visto che una figura dipinta rimanda a un’altra e a un’altra ancora proseguendo. Il protagonista vero, dunque, è lo sguardo del visitatore e la sua memoria visiva diventa il dispositivo che tiene insieme l’intero percorso, con al centro vulnerabilità e dissolvenza dell’essere umano. «La mostra, spiega Farronato, è costruita come un sistema di flashback, rimandi e rispecchiamenti. L’architettura stessa dell’ex convento diventa parte di questa dinamica: salendo al primo piano, il percorso si apre in due direzioni lungo i lati dell’antica corte. Nei corridoi una sequenza di studi fisionomici di Chiara accompagna e osserva il visitatore, introducendolo alle stanze, ognuna caratterizzata in modo specifico per mettere in rilievo temi, figure ricorrenti, drammaticità e teatralità della sua pittura. Le immagini si inseguono, ritornano, sembrano ricordarsi l’una dell’altra. Alle due estremità del percorso questo meccanismo diventa quasi letterale: in un dipinto una figura guarda dentro uno specchio; ciò che vi appare riflesso ritorna nell’opera collocata alla conclusione dell’altro corridoio. Lo sguardo diventa così il vero dispositivo della mostra: guarda, ricorda, riconosce e continuamente rimette in relazione ciò che ha appena visto».
L’inaugurazione ufficiale alle Cappuccine coincide, dal 24 settembre al 10 gennaio 2027, con «In ponta d’pi. Officina romagnola», a cura del direttore Davide Caroli e di Silvia Loddo, un focus sulla fotografia contemporanea romagnola con al centro il grande maestro Guido Guidi (Cesena, 1941). L’autore, infatti, è un pioniere della nuova fotografia Italiana di paesaggio, allievo di Italo Zannier, iniziò a operare alla fine degli anni Sessanta concependo immagini di indagine documentaria anche con l’influenza del cinema Neorealista e dall’arte concettuale. Successivamente la sua ricerca si allargò ad aspetti anti spettacolari nella rappresentazione della provincia italiana nonché alla documentazione della grande architettura modernista. Insieme a Guidi esposti scatti di Nicola Baldazzi/Veronica Lanconelli, Davide Baldrati, Cesare Ballardini, Michele Buda, Alessandra Dragoni, Cesare Fabbri, Marcello Galvani, Luca Gambi, Francesca Gardini, Gianluca Liverani, Francesco Neri, Luca Nostri, Francesco Raffaelli, Giovanni Zaffagnini. «Il titolo della mostra, riassume Caroli, è preso da una poesia del poeta dialettale Nevio Spadoni e vuole sottolineare la particolarità dello sguardo formatosi in questa scuola: uno sguardo che ha la capacità di valorizzare “in punta di piedi” la straordinarietà di ciò che sembra banale e ordinario, ma che racchiude in sé una profonda bellezza, accessibile a tutti a patto di guardare con attenzione la realtà che ci circonda. E uno degli aspetti più interessanti della mostra è anche vedere come attorno alla figura di un maestro come Guidi si siano sviluppate delle personalità artistiche importanti e affermate».
Chiara Calore, «Sospiro», 2026
Chiara Calore, «Occhigialli», 2026