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Una veduta della mostra «Living! Julian Beck pittore» nel nuovo spazio Ripense dell’Accademia di San Luca, Roma

Foto Andrea Veneri

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Una veduta della mostra «Living! Julian Beck pittore» nel nuovo spazio Ripense dell’Accademia di San Luca, Roma

Foto Andrea Veneri

Ripense, il nuovo spazio dell’Accademia Nazionale di San Luca, accoglie un inedito Julian Beck pittore

La mostra, a cura di Lorenzo Mango, che inaugura i nuovi 400 metri quadrati dell’istituzione, ripercorre tutte le fasi della carriera del cofondatore, insieme a Judith Malina, del Living Theatre

Samantha De Martin

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L’Accademia Nazionale di San Luca, a Roma, incrementa la propria attività culturale con un nuovo spazio espositivo che si affianca allo storico Palazzo Carpegna. Ad accogliere Ripense, questo il nome della sede adiacente a Lungotevere Ripa, nel cuore di Trastevere, è uno storico magazzino all’ingrosso di profilati ferrosi e metalli, un ambiente industriale di circa 400 metri quadrati, dagli alti soffitti, le ampie campate libere e travi d’acciaio a vista, originariamente progettate per supportare i carichi e agevolare le operazioni di scarico delle merci.

Originariamente acquistato dalla Fondazione Toti Scialoja come sua futura sede, una volta disatteso quel progetto, lo spazio è stato preso in gestione dall’Accademia per svilupparvi iniziative artistiche e culturali. Dal 2016 al 2025 ha ospitato la galleria d’arte contemporanea T293, che ne ha preservato le strutture originarie.

Ripense inaugura la sua attività con la mostra «Living! Julian Beck pittore», a cura di Lorenzo Mango, in programma fino al 14 novembre. Questo interessante percorso di scoperta che rende omaggio a Julian Beck attore, regista, pittore e scrittore, anima e cofondatore, insieme a Judith Malina, del Living Theatre, si concentra su un aspetto meno noto dell’artista: l’attività di Beck pittore.

Il percorso è realizzato in collaborazione con la Fondazione Morra di Napoli, che ha costituito l’Archivio Living Theatre, affidato da Judith Malina a Peppe Morra, con il quale sia lei sia Julian Beck intrattenevano da molti anni uno stretto rapporto di collaborazione e amicizia.

Oggi l’Archivio, che conserva il più importante corpus di opere pittoriche e documenti di Julian Beck, è ospitato presso Palazzo Prospero Morone a Caggiano (Salerno) tutelato dal Ministero della Cultura-Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale, Direzione Generale Archivi, Soprintendenza archivistica e bibliografica della Campania.

«Quella di Julian Beck, spiega il curatore Mango, è una figura unica nel panorama artistico del Novecento. Il teatro, ma in termini più generali l’arte, erano pensati da Beck in un’intima fusione con la vita. L’artista era un pensatore di futuro, impegnato a immaginare quadri, spettacoli, ma ancora di più mondi. La sua visione anarchica si tradusse in una scelta di vita che metteva al centro l’esperienza pacifista e un immaginario utopico. Tutto questo, prima ancora del teatro, si realizza nella pittura, una zona meno conosciuta del suo lavoro, eppure fondamentale perché ne rappresenta le premesse. Questa mostra, la prima storicizzazione del suo percorso di pittore, ne rende finalmente leggibili l’identità e gli sviluppi interni».

Una veduta della mostra «Living! Julian Beck pittore» nel nuovo spazio Ripense dell’Accademia di San Luca, Roma. Foto Andrea Veneri

Nel 1943, a soli 18 anni, Beck lascia gli studi a Yale per fare ritorno a New York a scrivere e dipingere. Frequenta la galleria Art of This Century di Peggy Guggenheim e, nell’Autumn Salon del 1945, espone accanto a William Baziotes, Robert Motherwell, Jackson Pollock e Mark Rothko, entrando pienamente nel clima dell’Espressionismo astratto.

Per oltre dieci anni, tra i 1944 e il 1958, la sua pittura sarà il laboratorio privilegiato della sua ricerca: un esercizio di libertà costruito su stratificazioni di segno e colore, campiture vibranti, collage di cartoline, etichette e frammenti di stampa, fino a una pratica che aspira a restituire quella che lui chiama la «crudezza del mondo». L’ultimo suo dipinto è del 1958, anno in cui Beck, sempre più animato da una convinzione politica forte legata al movimento anarchico pacifista, sceglie drasticamente di abbandonare la pittura per dedicarsi «all’arte più sociale del teatro». Questo passaggio trasferirà nella materia teatrale le tensioni formali ed espressive della tela, diventando scrittura scenica, corpo, gesto e presenza.

Le circa 40 opere della mostra, che si avvale del supporto di Opera Laboratori, tra dipinti e disegni del periodo 1944-58, affiancati da fotografie, manifesti, bozzetti, costumi di scena, documentano la fondazione di una personalità artistica, con tutte le fasi della sua evoluzione, dai disegni realizzati all’età di vent’anni, all’imponente fondale di settanta metri dipinto nel 1982 e ispirato a Kandinskij, realizzato per la performance «The Yellow Methuselah», con un improvviso ritorno alla pittura.

Più che un semplice elemento decorativo, il fondale era un’estensione dinamica della pittura nello spazio scenico, capace di dialogare con l’azione teatrale e di definirne il ritmo percettivo. La pittura diventava così un’esperienza immersiva nella quale spazio, ambiente e corpi degli attori si fondevano in una composizione vivente.

Una vera chicca è l’intima stanza che accoglie materiali d’archivio, inviti, videoproiezioni con stralci di spettacoli teatrali e documenti, tutti provenienti dall’Archivio Living Theatre. Qui figura anche una conversazione tra Toti Scialoja ed Enrico Pulsoni di metà anni Settanta nella quale si parla di un’esibizione al Teatro Eliseo di Roma del Living Theatre al Teatro Eliseo, una vera folgorazione per Scialoja, divenuto presto amico di Beck.

Accompagna la mostra un catalogo con le presentazioni del presidente Francesco Cellini e quella dell’accademico Gianni Dessì, il saggio del curatore Lorenzo Mango, i testi di Stefania Zuliani e Massimo Maiorino, l’intervista inedita a Julian Beck condotta da Andrew Nadelson nel dicembre del 1984 e l’intervista di Barbara Reggio a Cathy Marchand, storica attrice del Living Theatre.

Una veduta della mostra «Living! Julian Beck pittore» nel nuovo spazio Ripense dell’Accademia di San Luca, Roma. Foto Andrea Veneri

Samantha De Martin, 13 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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