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Toni del Tin, «Quattro soldi di felicità», 1955

©Toni del Tin courtesy Archivio CRAF Spilimbergo

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Toni del Tin, «Quattro soldi di felicità», 1955

©Toni del Tin courtesy Archivio CRAF Spilimbergo

Quando Castelfranco scoprì i nuovi protagonisti della fotografia italiana

A settantuno anni dal Premio del 1955, il Museo Casa Giorgione ricostruisce una stagione in cui la cittadina veneta divenne un osservatorio privilegiato sul rinnovamento della fotografia italiana

Che cosa può raccontare oggi un concorso fotografico organizzato nel 1954 e nel 1955 in una cittadina veneta? Molto, se quel concorso riuscì a intercettare una trasformazione profonda del linguaggio fotografico e a mettere in relazione, lontano dai grandi centri culturali, alcuni dei protagonisti destinati a costruire la fotografia italiana del secondo ’900. È questo il punto di partenza di «Fotografia italiana 1955. Gli uomini nuovi della fotografia e Gino Oliva a Castelfranco», allestita dal 12 settembre al 15 novembre al Museo Casa Giorgione di Castelfranco Veneto (Tv). Curata dalla ricercatrice Simona Guerra e promossa dal Comune di Castelfranco Veneto in collaborazione con il Circolo Fotografico El Paveion e l’Università Popolare, con il patrocinio della Società Italiana per lo Studio della Fotografia, la mostra riporta alla luce una vicenda rimasta a lungo ai margini delle grandi narrazioni sulla fotografia italiana.

Nel secondo dopoguerra il Paese sta cercando una nuova identità e anche la fotografia deve fare i conti con la propria eredità. Superati gli stilemi imposti dalla cultura di regime, si apre un confronto tra diverse concezioni dell’immagine: da una parte la tradizione della fotografia di ricerca formale, attenta alla composizione e alla qualità della stampa; dall’altra il reportage, la fotografia umanista e una crescente attenzione alla realtà sociale. Il dialogo con le esperienze internazionali diventa sempre più intenso. Il dato più interessante dell’esperienza di Castelfranco è che questo confronto non si sviluppa soltanto nelle grandi città. Le associazioni fotografiche e i circoli diventano luoghi di elaborazione culturale anche in provincia, costruendo una rete di relazioni che attraversa Venezia, Senigallia, Firenze, Bologna e altri centri italiani. In questo panorama si inserisce l’iniziativa di Gino Oliva, fotografo e intellettuale che, con il sostegno dell’Università Popolare, organizza nel 1954 la prima Mostra Nazionale e Premio di Fotografia Città di Castelfranco Veneto.

Alla prima edizione arrivano 629 opere di 167 autori. Tra i premiati figurano Fulvio Roiter, Paolo Monti, Giulio Parmiani, Piero Donzelli, Andrea Martini, Carlo Bevilacqua ed Enzo Lomyri; un riconoscimento speciale va inoltre al circolo La Gondola di Venezia. Le fotografie testimoniano una ricerca già distante dagli schemi più convenzionali: la composizione rimane centrale, ma l’immagine cerca una maggiore autonomia espressiva.

Nel 1955 la seconda edizione segna un passaggio ulteriore. In giuria siedono anche Paolo Monti e Fulvio Roiter, vincitori dell’anno precedente e ormai avviati al professionismo. Tra le centinaia di fotografie inviate arriva un gruppo di immagini di un autore ancora pressoché sconosciuto: Mario Giacomelli, che ha trent’anni e fotografa da meno di due. A Senigallia ha frequentato l’ambiente raccolto intorno a Giuseppe Cavalli e alla nuova associazione Misa, ma il rapporto con il maestro è già attraversato da tensioni. Quando decide di inviare a Castelfranco alcune fotografie che Cavalli non aveva approvato, deve farlo quasi clandestinamente. È un episodio che assume, a posteriori, il valore di un passaggio generazionale: il giovane fotografo comincia a emanciparsi dalla lezione ricevuta proprio mentre entra nel circuito nazionale.

Gianni Berengo Gardin, «I cani ci guardano 1954» © Eredi Gianni Berengo Gardin

Laura Martinelli Stroili, «I Gemelli», 1955 © Laura Martinelli in Stroili / courtesy Circolo Fotografico La Gondola ETS - Venezia

Paolo Monti comprende immediatamente la novità e definisce Giacomelli «l’uomo nuovo della fotografia». Il riconoscimento ottenuto a Castelfranco rappresenta il primo importante momento in cui il suo lavoro viene riconosciuto al di fuori dell’ambiente marchigiano. La mostra permette di tornare a quel momento attraverso una selezione di fotografie e prove giovanili, alcune raramente viste: ritratti, esercizi compositivi, immagini realizzate nell’ambiente familiare e i primi lavori nell’ospizio di Senigallia. Sono documenti preziosi per comprendere come, attraverso tentativi successivi, Giacomelli stesse trasformando la fotografia in uno strumento di ricerca personale.

Accanto a lui emerge una generazione destinata a lasciare un segno profondo: Nino Migliori, Gianni Berengo Gardin, Mario De Biasi, Ferruccio Ferroni, Piergiorgio Branzi, Alfredo Camisa, Paolo Bocci, Pio Baldo Camici, Toni del Tin e molti altri. Circa 100 opere, in gran parte stampe vintage originali e in diversi casi inedite, restituiscono la varietà delle posizioni presenti a Castelfranco nel 1955.

La mostra dedica inoltre attenzione a una componente allora ancora minoritaria: quella femminile. Ada Gazzaniga, Laura Martinelli Stroili, Lavinia Ruggieri e Maria Sartori partecipano alle due edizioni del Premio con immagini che documentano un ingresso sempre più significativo delle donne nei circoli e nella fotografia amatoriale. Nessuna di loro riceve un premio, ma la loro presenza è già un segnale di cambiamento.

Infine, il percorso restituisce il ruolo di Gino Oliva, figura senza la quale l’intera vicenda difficilmente avrebbe preso forma. Nato nel 1924 e insegnante negli anni Cinquanta, Oliva coltiva la fotografia come attività amatoriale fino al 1959, quando diventa professionista. La sua vera vocazione, tuttavia, è quella dell’organizzatore culturale: creare occasioni d’incontro, mettere in contatto fotografi, favorire il confronto. Il suo negozio diventerà negli anni successivi un piccolo cenacolo cittadino, mentre Oliva continuerà a promuovere mostre e iniziative fotografiche.

Lettere, registri della giuria, appunti, riviste e cataloghi d’epoca accompagnano le fotografie e consentono di leggere il Premio non soltanto attraverso i suoi vincitori, ma anche attraverso le relazioni, le discussioni e le scelte che ne determinarono la storia.

Fiorella Silvestri, 10 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Fiorella Silvestri

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