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Manuela De Leonardis
Leggi i suoi articoliTovaglioli di carta delle compagnie aeree, scatole di fiammiferi, blocknotes degli hotel, mappe di città, il cartoncino della scatola bianca e azzurra dello Chantix (un farmaco usato per ridurre nei pazienti il desiderio di fumare), carta da imballaggi, ritagli giornali… non c’è superficie di carta che Pope.L (all’anagrafe William Pope, Newark, 1955-Chicago, 2023) non abbia usato per disegnare, utilizzando acrilici e acquerelli insieme, tra gli altri, all’inchiostro delle penne a sfera, al caffè, al correttore, confermando quel bisogno istintivo che era per lui l’azione stessa del tracciare segni che coinvolgono la scrittura, in una continua negoziazione tra impulso e razionalità. Sono oltre 1.100 le opere della serie «Failure Drawings», realizzate esclusivamente quando l’artista era in viaggio, iniziata nel 2003 e conclusasi vent’anni dopo con la sua morte improvvisa. Una selezione fa parte della mostra «Certainly an Act: Works on Paper by Pope.L» al Drawing Center di New York fino al 27 settembre, organizzata dalla curatrice associata Rebecca DiGiovanna, dalla direttrice esecutiva Laura Hoptman e dalla responsabile della ricerca Isabella Kapur con il consulente curatoriale Hamza Walker in collaborazione con l’Estate of Pope.L.
In questi «disegni del fallimento» che hanno continuato a evolversi sia nell’arco temporale di una manciata di ore sia talvolta di anni, compaiono quasi ossessivamente soggetti come i «vermi con gli occhiali simili a falli e i falli simili a vermi», un simbolismo fallico che nella sua provocatorietà, tra ironico e grottesco, sono uno strumento che l’artista ha utilizzato per affrontare, ribaltandole, le retoriche di potere, identità razziale, patriarcato, mascolinità, proprio come le sagome di montagne e scogliere possono alludere metaforicamente alle avversità dell’esistenza. «Artista, insegnante e performer visionario, Pope.L ha trasformato il disegno in uno spazio di critica umoristica, sfidando il pubblico a vedere e pensare in modo diverso ai sistemi che dominano il modo in cui interpretiamo il mondo che ci circonda. Noto principalmente per le sue performance, installazioni e arte testuale, il disegno rimase un elemento fondamentale della sua pratica: un banco di prova per le idee e un luogo di gioco e contraddizione», scrive la curatrice. Tra gli oltre 200 lavori in mostra, inclusi scritti, schizzi, storyboard e materiali d’archivio, molti dei quali esposti per la prima volta, fanno parte «Proto-Skin» (1976-metà degli anni Novanta), «Skin Sets» (iniziati intorno al 1997), «Sino Drawing» (2001), «sets» come Pope.L preferiva chiamare le serie, ma anche video, tra cui quello che documenta la performance «Egg Eating Contest (basement version)», accanto al disegno «Appendage Prop» (1990), utilizzato nella performance e in cui Mr. Poots (alter ego dell’artista) dichiara «Essere nero e maschio oggi in America è, per me, l’inferno di un consumatore sulla Terra. Quanto valgo?».
Occupa uno spazio centrale, poi, l’installazione «Relational Painting a.k.a. If Black Is Beautiful» (2003-22), in cui la componente sonora (un rumore bianco riprodotto al volume indicato dall’artista, ogni giorno alle 17 per 15 minuti) non è meno significativa di quella visuale, dove la pittura supera la bidimensionalità «sondando le costruzioni instabili di bellezza, rappresentazione e oscurità». Molto più intimo è «Selling My Grandmother» (2000), un piccolo libro d’artista in cui è stampata sia la fotocopia della foto di una donna anziana (probabilmente Desma Lancaster, la nonna dell’autore) sia quella dell’artista da bambino, anch’essa colorata con il pennarello. Tra i testi è scritto: «L’arte è ciò che fanno le persone. Mia nonna faceva arte/ Ora sto facendo arte/ Da mia nonna». Un omaggio sentimentale a questa grande donna che malgrado le difficoltà economiche (lavorava come domestica), negli anni Sessanta realizzava ed esponeva quilt allo Studio Museum di Harlem. Non solo l’amore ma la sua stessa visione erano stati illuminanti per il bambino, e poi l’adulto, che con lei aveva trascorso gli anni formativi più importanti nell’East Village a New York.
PL. «105, Relational Painting a.k.a. If Black Is Beautiful... (part.)», 2003-22, New York, Drawing Center. Foto Manuela De Leonardis
PL. «105, Relational Painting a.k.a. If Black Is Beautiful... (part.)», 2003-22, New York, Drawing Center. Foto Manuela De Leonardis