Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliUno sgabello recuperato per strada, vecchi drappi, la luce del Nord che entra nello studio di Rue Paul Fort a Parigi. Sono alcuni degli elementi con cui Paolo Roversi ha costruito per oltre quarant’anni il suo universo fotografico e che oggi trovano una nuova collocazione nella città dove il suo sguardo si è formato.
Dal 21 maggio 2026 il MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna ospita infatti la Galleria Paolo Roversi, spazio permanente dedicato al fotografo ravennate nato nel 1947, curato da Chiara Bardelli Nonino ed entrato nelle collezioni del museo. Il progetto riporta a Ravenna una parte centrale della ricerca dell’artista, che dal 1973 vive e lavora a Parigi dove ha costruito un linguaggio riconoscibile attraverso l’uso della luce, della Polaroid grande formato e di una fotografia capace di attraversare moda, ritratto e sperimentazione. Dopo un periodo formativo nello studio londinese di Laurence Sackman, torna definitivamente nella capitale francese e inizia a lavorare per riviste come Elle e Marie Claire. Un momento cruciale nella sua carriera è il 1980, quando si cimenta con la Polaroid 8x10 e la macchina Deardorff, due strumenti che diventeranno parte integrante del suo metodo di lavoro.
L’anno successivo nasce lo Studio Luce in Rue Paul Fort, l’atelier parigino dove Roversi realizza molte delle immagini che hanno definito il suo percorso.
La nuova galleria, allestita dalla scenografa Ania Martchenko con la progettazione illuminotecnica di Silvestrin & Associati, è un viaggio tra gli elementi fondamentali della sua fotografia. Il visitatore attraversa ambienti dedicati ai ritratti, alla moda, alle nature morte, alle immagini costruite attraverso la luce della torcia e al rapporto tra presenza e ombra. Nel percorso compaiono alcuni dei volti legati alla sua ricerca, da Kate Moss a Stella Tennant e Natalia Vodianova, fino alla stanza delle Muse con Naomi Campbell, Golshifteh Farahani, Rihanna e la figlia Stella.
Il rapporto con Ravenna attraversa tutta la storia visiva di Roversi. L’artista ha più volte ricordato il ruolo dei mosaici di Sant’Apollinare, San Vitale e Galla Placidia e l’influenza dell’atmosfera della città nella costruzione della propria sensibilità fotografica. Elementi che, trasferiti nello studio parigino, hanno contribuito alla definizione di immagini caratterizzate da contorni sfumati, tempi sospesi e una ricerca costante sulla luce. Ma già molto prima dell’arrivo a Parigi la fotografia era entrata nella vita di Roversi, fin dall’infanzia con una Ferrania Elioflex ricevuta a nove anni. La sua formazione passa dalla camera oscura con Battista Minguzzi e dall’apprendimento tecnico con Nevio Natali ai primi reportage, tra cui i funerali di Ezra Pound a Venezia, finché un incontro casuale con Peter Knapp nel 1973 lo porta nella capitale francese. Dopo un’esperienza nello studio londinese di Laurence Sackman, Roversi avvia collaborazioni con riviste come Elle e Marie Claire e successivamente con maison e testate internazionali, tra cui Dior, Yohji Yamamoto, Comme des Garçons, Armani, Chanel, Vogue Italia, W Magazine e Harper’s Bazaar Italia. La Galleria Paolo Roversi nasce dalla collaborazione tra il Comune di Ravenna, il MAR e professionisti internazionali. Ed è stata realizzata anche grazie al progetto europeo Value Plus (programma Interreg Italia-Croazia) e con il contributo di Marcegaglia, RM Srl Industrial Machinery e Service Srl.