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Nick Brandt, «Laila Standing, Jordan, 2024»: realizzato in Giordania su commissione di Intesa Sanpaolo, il quarto capitolo della serie «The Day May Break», intitolato «The Echo of Our Voices», ritrae famiglie di rifugiati siriani

© Nick Brandt

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Nick Brandt, «Laila Standing, Jordan, 2024»: realizzato in Giordania su commissione di Intesa Sanpaolo, il quarto capitolo della serie «The Day May Break», intitolato «The Echo of Our Voices», ritrae famiglie di rifugiati siriani

© Nick Brandt

Nelle Gallerie d’Italia-Torino Nick Brandt e la fragilità nel pianeta

Esposta per la prima volta dal 18 marzo l’intera serie «The Day May Break» in cui il fotografo britannico, attraverso continenti e crisi differenti, ha documentato la progressiva scomparsa del mondo naturale. L’ultimo capitolo, commissionato da Intesa Sanpaolo, dà voce alle famiglie di rifugiati siriani in Giordania, in un deserto in cui l’acqua è ormai un miraggio

Arianna Scinardo

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Sul finire della giornata la luce si fa più calda e intensa, i colori si saturano in una terra che trattiene l’energia del giorno appena trascorso e l’attesa di quello che verrà. È in questa sospensione, tra compimento e presagio, che si colloca lo sguardo di Nick Brandt. Per sei mesi, dal 18 marzo al 6 settembre 2026, le Gallerie d’Italia-Torino, museo di Intesa Sanpaolo, ospiteranno «The Day May Break. La luce alla fine del giorno», monumentale progetto del fotografo britannico (Londra, 1964) che unisce etica ed estetica per raccontare la crisi climatica attraverso il volto umano.

Curata da Arianna Rinaldo, la mostra si configura come un viaggio immersivo attraverso 63 immagini di grande formato: un percorso che oscilla tra la durezza della cronaca ambientale e la poesia di una speranza che resiste.

Brandt ha dedicato gli ultimi vent’anni a documentare la progressiva scomparsa del mondo naturale, sviluppando una ricerca capace di fondere rigore etico ed eleganza formale. Le sue immagini colpiscono per il virtuosismo estetico, che trova la propria ragion d’essere nella forza drammatica della realtà rappresentata.

La mostra presenta per la prima volta l’intera serie «The Day May Break», avviata nel 2020 durante la pandemia e composta da quattro capitoli.  Un progetto che attraversa continenti e crisi differenti, mantenendo un unico filo conduttore. Sono aree del mondo che pur essendo tra le meno responsabili del collasso climatico, ne subiscono in modo sproporzionato le conseguenze.

Il primo capitolo, tra Kenya e Zimbabwe, ritrae persone colpite da cicloni e siccità accanto ad animali salvati dal bracconaggio. Umani e animali condividono lo stesso fotogramma in scene sospese, quasi surreali, che restituiscono una dignità comune nel dolore della perdita.

Si prosegue in Bolivia, uno dei Paesi con la più alta biodiversità al mondo, segnato da incendi e alluvioni: qui Brandt indaga la resilienza di comunità e specie ferite dal collasso climatico.

Il terzo capitolo conduce nelle Isole Figi con la serie «SINK / RISE»: uomini e donne compiono gesti quotidiani sul fondale marino, in immagini di potente suggestione che evocano un futuro in cui l’innalzamento dei mari sommergerà terre e abitazioni.

Infine, il quarto capitolo, commissionato da Intesa Sanpaolo a conferma dell’impegno della banca sui temi della sostenibilità, responsabilità sociale e della cultura come strumento di consapevolezza, è ambientato in Giordania. «The Echo of Our Voices» dà voce alle famiglie di rifugiati siriani in un deserto dove l’acqua è ormai un miraggio: qui le fotografie diventano emblema di forza collettiva e desiderio di futuro.

Una sezione speciale del percorso espositivo è dedicata al «dietro le quinte». Ogni scatto è il risultato di mesi di preparazione e di un’attenta collaborazione con le comunità locali in cui persone e animali, realmente presenti nella stessa inquadratura, spesso sono immersi in atmosfere costruite nell’attesa della luce perfetta.

L’inaugurazione del 18 marzo, alle ore 18:00, vedrà la sala immersiva ospitare una conversazione tra Nick Brandt e la curatrice Arianna Rinaldo, seguita dal firmacopie del catalogo edito dalla Società Editrice Allemandi in italiano e inglese. Il volume include un saggio della curatrice e testi scritti dal fotografo.

Ogni mercoledì, inoltre, il public program #INSIDE proporrà eventi e incontri gratuiti dedicati ai temi della sostenibilità e della responsabilità sociale, confermando l’impegno di Intesa Sanpaolo nel promuovere la cultura come strumento di consapevolezza critica.

La mostra di Nick Brandt non è soltanto un’esposizione fotografica: in un’epoca di distrazioni di massa, l’artista ci costringe a sostenere lo sguardo in ciò che rischiamo di perdere, ricordandoci che la salvezza del pianeta è, prima di tutto, una questione di umanità e che proprio alla fine della giornata si custodisce la luce più autentica.

Arianna Scinardo, 25 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Nelle Gallerie d’Italia-Torino Nick Brandt e la fragilità nel pianeta | Arianna Scinardo

Nelle Gallerie d’Italia-Torino Nick Brandt e la fragilità nel pianeta | Arianna Scinardo