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Il fotografo ritorna con una nuova mostra personale da BUILDING, un’esplorazione di atmosfere sospese nel tempo che raccontano l’evoluzione del paesaggio industriale in Italia
- Margherita von Guggenberg
- 29 maggio 2026
- 00’minuti di lettura
Vincenzo Castella, #1 Taranto, 1987, stampa a colori Archival, 76 x 101,42 cm
Courtesy BUILDING, Milano
Lo sguardo di Vincenzo Castella sulla realtà urbana in mostra a Milano
Il fotografo ritorna con una nuova mostra personale da BUILDING, un’esplorazione di atmosfere sospese nel tempo che raccontano l’evoluzione del paesaggio industriale in Italia
- Margherita von Guggenberg
- 29 maggio 2026
- 00’minuti di lettura
Margherita von Guggenberg
Leggi i suoi articoliA sette anni dalla sua ultima mostra torna l’esponente della fotografia industriale italiana Vincenzo Castella con una retrospettiva che porterà alla luce moltissimi inediti dell’artista. Si tratta di «Timeless Archeology», un’ampia personale che attraversa oltre trent’anni di carriera nel corso di 60 opere fotografiche in grande e medio formato.
All’anteprima stampa seguirà l’inaugurazione della mostra la sera del 4 giugno alla BUILDING GALLERY di Milano, sezione espositiva del progetto BUILDING di Moshe Tabibnia incentrata sull’esplorazione dell’arte contemporanea in armonia fra ambito creativo e mercato. La mostra sarà visitabile fino al 3 ottobre.
Snodandosi lungo due piani della galleria, «Timeless Archeology» propone la narrazione di un’indagine editoriale compiuta nell’arco di decenni, con un marcato intento documentario, dell’evoluzione dei paesaggi urbani e industriali in Italia. La fotografia di Castella è priva di qualsiasi imposizione interpretativa, proposta da uno sguardo neutro e de-soggettivato solo raramente caratterizzato da particolari scelte di obiettivo. Questa misura aperta del soggetto senza alcuna trasposizione metaforica accoglie le complessità del periodo di transizione ed è testimonianza del declino delle macchine siderurgiche industriali a favore di un modello di produzione post-fordista flessibile e digitale. Il repertorio fotografico di Castella segue una vena modernista quasi pittorica nel suo uso di colore e composizione, e gli orizzonti catturati nei suoi fotogrammi sono stati paragonati tanto alle inquadrature essenziali di Werner Mantz quanto alle atmosfere soffocanti dello «Stalker» di Tarkovskij.
Castella estrae i propri soggetti dalla loro dimensione temporale applicando una forma di analisi artistica che il celebre fotografo Luigi Ghirri ha comparato all’archeologia, osservazione che dona il nome a questa mostra. Attraverso le sue opere Castella «riporta alla luce del presente l’avvenuto», utilizzando lo sguardo fisso della fotocamera per riflettere la condizione cristallizzata di strutture la cui atmosfera richiama un passato che sta venendo superato dal progresso culturale e tecnologico circostante. «Timeless Archeology» mostra un processo di evoluzione da una vena prettamente industriale fino a una più recente produzione naturalista con una particolare attenzione al soggetto botanico. Tale maturazione del percorso creativo rimane fedele a un approccio pittorico alla fotografia caratterizzato da una spiccata attenzione ai dettagli, da uno sfruttamento delle particolarità cromatiche di siti troppo spesso considerati grigi e privi di vita.
In una mostra che è un’occasione di connessione tra presente, passato e futuro le immagini di Castella narrano la sua filosofia creativa, lo «Stabilire alcuni diversi centri significativi in una dimensione che pure sembra immobile sulla carta» che costruisce un’archeologia dei legami senza tempo.