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Dresda, vista della cattedrale della Santissima Trinità da Theaterplatz, fotografo sconosciuto, 1885 circa

Courtesy di Landesamt für Denkmalpflege Sachsen, Raccolta di immagini (Ente regionale per la tutela dei beni culturali della Sassonia)

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Dresda, vista della cattedrale della Santissima Trinità da Theaterplatz, fotografo sconosciuto, 1885 circa

Courtesy di Landesamt für Denkmalpflege Sachsen, Raccolta di immagini (Ente regionale per la tutela dei beni culturali della Sassonia)

Il Barocco alla corte di Dresda, fucina di cultura italiana nell’Europa centrale

Al Museo Napoleonico di Roma è esposto un nucleo di disegni e bozzetti realizzati da artisti italiani e sassoni proveniente dalla raccolta scientifica dell’Ente regionale per la tutela dei beni culturali della Sassonia

Samantha De Martin

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A metà Settecento Dresda, conosciuta anche come la «Firenze sull’Elba» grazie ai suoi tesori artistici, è una vitale fucina di cultura italiana nell’Europa centrale. Il principe elettore Friedrich August II (re di Polonia con il nome di August III) e la consorte Maria Giuseppa, affascinati dell’Italia, non si limitano a collezionare capolavori di pittori come Raffaello, Correggio, Giorgione, Tiziano, ma attraggono a Dresda raffinati ingegni italiani, tra compositori, strumentisti, poeti, scenografi, architetti teatrali. Alla corte di August III gravitano stuccatori, musicisti, ballerini provenienti dall’Italia, e al tempo stesso sono tanti gli studiosi, i pittori, gli architetti di Dresda che intraprendono viaggi studio nel Sud, riportando in patria le loro impressioni. Tra gli italiani nella città della Sassonia c’è anche il pittore di corte Bernardo Bellotto detto il Canaletto, come lo zio, abile autore di pitture vedutistiche, mentre l’architetto tedesco Julius Heinrich Schwarze nel 1741 elabora le sue esperienze di viaggio a Roma e a Parigi per realizzare il progetto monumentale, composto in totale da sette fogli, per una chiesa protestante a cupola con due campanili. La vitalità di questi scambi culturali è testimoniata dalla raccolta scientifica di progetti del Landesamt für Denkmalpflege Sachsen (l’Ente regionale per la tutela dei beni culturali della Sassonia), in gran parte capolavori del disegno architettonico europeo del XVIII secolo. Dopo circa 300 anni, alcuni di questi disegni e bozzetti realizzati da artisti italiani e sassoni tornano a Roma, città nella quale erano stati realizzati, e sono esposti per la prima volta al Museo napoleonico di Roma nell’ambito della mostra «Il barocco italiano a Dresda» (fino al 10 gennaio 2027).

La cattedrale della Santissima Trinità, inaugurata nel 1751 su progetto dell’architetto romano Gaetano Chiaveri, esponente del tardo Barocco, è considerata «l’edificio più romano a nord delle Alpi». Nonostante i danni subìti nel 1945, ancora oggi caratterizza lo skyline di Dresda, mentre molti degli artisti e degli artigiani italiani che hanno contribuito alla sua realizzazione hanno lasciato la loro impronta anche in altre località attorno a Dresda e in Sassonia. In mostra al Museo Napoleonico il racconto della costruzione di questa chiesa cattolica di corte a Dresda passa attraverso otto fogli di Chiaveri e di altri architetti coinvolti nel progetto. Il disegno a colori dell’altare dell’Annunciazione nella Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola a Roma, realizzato dalla cerchia di Anton Raphael Mengs, doveva fungere da modello per un altare a Dresda. La mostra dedica a Gaetano Chiaveri un’intera sala, mentre dieci disegni, in parte di grande formato, rappresentano i progetti per il nuovo palazzo reale per il principe elettore di Sassonia a Dresda. A questi se ne aggiungono sei che catturano i dettagli interni delle chiese romane di Sant’Ivo alla Sapienza, San Carlo alle Quattro Fontane, di Ss. Trinità dei Monti e di Villa Albani. Altri due fogli sono opera del futuro capo architetto Schwarze, che a Roma copia il famoso progetto di una chiesa a cupola di Filippo Juvarra per trasporlo a Dresda in un proprio personale lavoro. L’ultima parte di questo viaggio, caratterizzato da reciproci influssi, segue gli italiani a Dresda. Dodici disegni mostrano i loro progetti per l’architettura e le decorazioni artistiche, ma anche le condizioni di vita in città. I progetti dello scenografo e architetto Giuseppe Galli Bibiena per la decorazione del soffitto della chiesa cattolica di corte affianca un progetto di Giovanni Antonio Pellegrini per le sue decorazioni pittoriche nello Zwinger (uno dei principali monumenti della città), considerato il più grande disegno conosciuto del maestro.

Samantha De Martin, 12 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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