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Giuseppe Modica, «Apparizione San Giovanni in Laterano», 2007

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Giuseppe Modica, «Apparizione San Giovanni in Laterano», 2007

Giuseppe Modica, pittore di luce, inaugura a Roma una mostra di orizzonti metafisici

Il mare, lo spazio, le geometrie astratte. Questi sono i soggetti favoriti in esposizione a «Il fuoco nel Mare» che inaugurerà venerdì 11 settembre al Padiglione 9a del Mattatoio

Guglielmo Gigliotti

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Dall’11 settembre al 25 ottobre, Giuseppe Modica presenta, presso il Padiglione 9a del Mattatoio, sotto il titolo «Il Fuoco nel mare», la sua pittura immobile. Curata da Giuseppe Appella, la mostra traccia un viaggio di oltre 40 lavori realizzati negli ultimi trent’anni, capaci di illustrare quel lato della mente, e dell’arte, votata alla contemplazione, al silenzio, alla quiete, per quanto venata di una segreta malinconia. Anche al Mattatoio, soggetti primari sono, come sempre nel pittore nato nel 1953 a Mazara del Vallo (trasferitosi nel 1986 a Roma), il mare, la luce, lo spazio, e astratte geometrie. A dominare il campo dello sguardo e della pittura è una luce meridiana e metafisica, assolutamente «siciliana», ma anche memoriale, che inonda, silente, immobili vedute marine e ambienti azzurri aperti sull’infinito. La mostra, realizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con l’Archivio Giuseppe Modica, e con la direzione artistica di Carla Cerati Modica, nasce da un’idea di Ivana Della Portella, vicepresidente di Azienda Speciale Palaexpo con delega al Mattatoio di Roma, ispiratrice da un anno di un ciclo di affondi sull’arte romana degli ultimi decenni. Il titolo della mostra «Il fuoco nel mare» evoca il racconto siciliano che Leonardo Sciascia pubblicò nel 1975 in un libretto per bambini (Emme Edizioni), e che dà il titolo alla raccolta postuma Il fuoco nel mare. Racconti dispersi (1947-1975) edita da Adelphi nel 2010, volume per il quale Roberto Calasso (direttore editoriale della casa editrice) scelse come emblema di copertina l’opera «Palatino» (2007) di Giuseppe Modica.

Ritratto di Giuseppe Modica, 2017. Foto: Dino Ignani

Giuseppe Modica, «Labirinto della visione - Tabula rasa», 2026

 Tra le pagine rivive la leggenda di Colapesce che, sceso nella profondità degli abissi, scoprì che la Sicilia era sorretta da tre colonne, una delle quali, sotto l’Etna, era consumata dal fuoco del vulcano. «Mi piace questo ossimoro, di un fuoco dentro il mare, perché è tutta la mia pittura a essere costruita su antinomie che si sciolgono in armonia: la luce e l’ombra, il dentro e il fuori, il vicino e il lontano, spiega Giuseppe Modica. Così anche il fuoco nell’acqua. Il sole è d’altronde un grande fuoco. E io sono pittore di luce. Secondo Maurizio Fagiolo Dell’Arco, che mi presentò una mostra nei primi anni Novanta, il vero soggetto della mia pittura era la luce. Infatti io penso la mia pittura sempre in base alla dialettica ombra-luce. La luce poi è tante cose, la mia è una luce fenomenica e insieme mentale, una luce attuale ma anche dei ricordi, dunque luce della mia infanzia e allo stesso tempo del mondo di oggi. Anche il blu è vero e insieme metaforico, perché colore della spiritualità, della distanza, dell’universo. Io ho 72 anni, ma mi piace dipingere la realtà come se la vedessi per la prima volta». Giuseppe Appella scorge in tali atteggiamenti una predisposizione al mito: «L’unità espressiva della pittura di Modica è nella profondità della sorpresa che le sue apparizioni ci riservano non lasciando nulla di vago, non cedendo mai a un contorno impreciso che ci distolga dalla convinzione che quella piazza noi l’abbiamo attraversata più volte, che quegli interminabili pavimenti colorati sono stati calpestati dai nostri piedi diretti verso il mare aperto, nel regno di fuoco che non fa cenere (...). Infatti, alle nostre immagini quotidiane risponde un’immagine mitica, noi ci specchiamo in essa e inattesa e silenziosa questa scivola negli angoli inesplorati della nostra coscienza, sveglia memorie sepolte, sogni dimenticati, miti senza tempo, simboli ancestrali, l’infinito e la fatalità».

Giuseppe Modica, trittico «Navi da guerra in transito», 2022

Guglielmo Gigliotti, 09 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Guglielmo Gigliotti

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Giuseppe Modica, pittore di luce, inaugura a Roma una mostra di orizzonti metafisici | Guglielmo Gigliotti

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