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© Mutti FuoriSalone

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Geografie, code e visioni del Fuorisalone 2026

I distretti tematici, ciascuno con una propria identità, curatori e programmazione, tentano di delimitare e arginare il traffico degli umani e dei veicoli secondo criteri che sulla carta paiono perfetti, ma che nella realtà sono un festoso carnevale di oggetti d’arredo, zaini, carta, gente che beve in strada scambiandosi informazioni simili a giaculatorie laiche

Michela Moro

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Fuorisalone e Milano sono realtà che ormai aderiscono anche fisicamente alla città in modo imprescindibile, essendo praticamente delle stesse dimensioni. I distretti tematici, ciascuno con una propria identità, curatori e programmazione, tentano di delimitare e arginare il traffico degli umani e dei veicoli secondo criteri che sulla carta paiono perfetti, ma che nella realtà sono un festoso carnevale di oggetti d’arredo, zaini, carta, gente che beve in strada scambiandosi informazioni simili a giaculatorie laiche: gli elenchi dei luoghi visitati, e code. Code ovunque, per entrare nei luoghi espositivi e sulle strade, tanto che quest’anno Fuorisalone.it, che gestisce Brera Design District, ha istituito un passaporto digitale per snellire le registrazioni nei vari luoghi, «non un saltacoda ma un salvatempo». Se funzionerà sarà esteso ad altre zone. 

Questi i principali distretti per il 2026: 5Vie, BASE Milano, Brera Design District, Durini Design District, Isola Design Festival, Porta Venezia Design District, Superstudio Design, Tortona Rocks, a cui si aggiungono ADI Design Museum, Piazza Compasso D’Oro 1, Alcova, Ex Ospedale Militare Baggio Villa Pestarini, Capsule Plaza, Via Maiocchi 8, Convey, Missori, Dropcity, Via Sammartini 40, KW Design, Casa Bagatti Valsecchi, Via Santo Spirito 7, MoscaPartners Variations, Palazzo Litta, Triennale Milano, Viale Emilio Alemagna 6, Zona Sarpi, Sarpi. 

Il posto d’onore spetta alla rivista «INTERNI» che nel 1998 ha iniziato a sistematizzare e raccogliere come Fuorisalone la serie di eventi che facevano da corollario al Salone del Mobile, producendo l’ormai copiatissima, imprescindibile guida. Quest’anno la mostra-evento «INTERNI MATERIAE» anima cinque luoghi centrali della città: l’Università degli Studi, l’Orto Botanico di Brera, l’Audi X Zaha Hadid Architects al Portrait Milano, Eataly Smeraldo e Urban Up|Unipol De Castillia 23, indagando sul valore tecnico, sperimentale e creativo dei materiali, ponendo l’accento sulle nuove tecnologie produttive, dalla stampa 3D all’impiego di biomateriali, fino alle più avanzate soluzioni sostenibili. Altra realtà storica che si rinnova ampliandosi su 30.000 metri quadri è il Superstudio Design 2026, che crea nuovi itinerari da Tortona a Barona fino a Bovisa, coinvolgendo 70 progetti, 91 brand partecipanti, 88 designer da 19 nazioni. Centrale al Superstudio Più la grande esposizione che celebra il ritorno del brand di Marcel Wanders venticinque anni dopo il suo debutto nello stesso luogo. Giulio Capellini al Superstudio Maxi alla Barona immagina SuperCity, città ideale multiculturale dove dialogano architettura, design, arte e fotografia. 

Cristina Morozzi, storica esperta di design, suggerisce di sviluppare un approccio critico e attento, guardando al di là della semplice ricerca della novità o della conformità a un elenco predefinito. «Chi sa guardare può scoprire le vere innovazioni, magari in zone meno mainstream, perché il Fuorisalone offre spazio a realtà piccole e orientate alla ricerca. L’obiettivo non dovrebbe essere una caccia al tesoro per l’oggetto più strano o sorprendente, ma un’opportunità per avvicinarsi alla realtà del design, capirne l’evoluzione e la funzione, e individuare tendenze rilevanti, anche se l’eccessivo numero di eventi e la logica dei distretti rendono difficile orientarsi. È utile osservare le tendenze generali, come il colore dell’anno di Pantone, anche se sono delusa dal colore del 2026, il moca, che mi pare poco ispiratore e imbarazzantemente triste. Capire se c’è il ritorno di materiali specifici, ad esempio il vimini, che spesso guidano le scelte delle aziende. Se si è in cerca di ispirazione personale ricordarsi di non farsi trascinare dall’entusiasmo, meglio saper cogliere ciò che è più consono al proprio modo di vivere. E crearsi una mappa mentale personale per seguire l’evoluzione del Fuorisalone anno dopo anno, individuando novità e sviluppi».

Richard Orlinski, «Wild Kong»

Michela Moro, 19 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Geografie, code e visioni del Fuorisalone 2026 | Michela Moro

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