Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Fiorella Silvestri
Leggi i suoi articoliFlorence Henri è stata una vera giramondo del Modernismo. Nata a New York nel 1893 da padre francese e madre tedesca, ha trascorso la propria vita attraversando città, Paesi e linguaggi artistici: Parigi, Berlino, Monaco, Roma, Londra, la Spagna, fino agli ultimi anni sull’Isola di Wight e in Francia. Musicista affermata in gioventù, pittrice, fotografa e autrice di collage, Henri ha costruito una ricerca personale nel cuore delle avanguardie del ’900, intrecciando esperienze apparentemente lontane e trasformandole in un linguaggio originale. A restituire oggi la complessità del suo percorso è «Florence Henri (1893-1982)», in programma dal 29 agosto al 10 gennaio 2027 al Zentrum Paul Klee di Berna, nell’ambito della mostra permanente «Kosmos Klee. La Collezione». L’esposizione, organizzata dal Zentrum Paul Klee e dal Palazzo Ducale di Genova in collaborazione con gli Archivi Florence Henri, riunisce circa 80 opere tra fotografie, dipinti, disegni e collage. Si tratta della prima personale dedicata all’artista in Svizzera da oltre quarant’anni ed è curata da Roberto Lacarbonara e Giovanni Battista Martini (a metà degli anni Settanta, Martini e Alberto Ronchetti, fondatori, a Genova, della prima galleria in Italia dedicata specificamente alla fotografia delle avanguardie, incontrano Florence Henri e incominciarono a occuparsi della sua opera: nel 1977 donarono al CSAC-Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma un fondo di fotografie di Florence Henri che include 175 stampe e documentazione).
La vicenda di Henri comincia però con la musica. Dopo la morte della madre, nel 1895, viene affidata alla famiglia a Grünberg, in Slesia. Studia pianoforte a Parigi e trascorre alcuni anni in Inghilterra, prima di trasferirsi a Roma dopo la morte del padre. Nella capitale entra in contatto con alcuni protagonisti dell’avanguardia italiana, tra cui Filippo Tommaso Marinetti e Luigi Russolo, e studia con il compositore e pianista Ferruccio Busoni. Tornata a Londra, nel 1911 tiene concerti alla Wigmore Hall con musiche di Grieg, Liszt e Franck. La carriera musicale, tuttavia, non è destinata a durare. A Berlino, dove si trasferisce nel 1912, Henri frequenta musicisti e compositori d’avanguardia, tra cui Edgar Varèse, ma la sua crescente autocritica la porta ad abbandonare il pianoforte. Nel 1914 comincia a formarsi come pittrice e si iscrive all’Accademia delle Arti di Berlino: è il passaggio decisivo verso una nuova identità artistica.
Gli anni successivi sono quelli della scoperta delle avanguardie. Henri conosce lo storico dell’arte Carl Einstein e artisti come Hans Richter, Hans Arp, John Heartfield, Iwan Puni e László Moholy-Nagy. Si muove tra Berlino e Monaco, frequenta le lezioni di Hans Hofmann e mantiene rapporti con ambienti dadaisti, costruttivisti e astratti. Nel 1924 si stabilisce a Parigi, dove studia con André Lhote, Fernand Léger e Amédée Ozenfant. Le prime opere mostrano l’influenza del Cubismo, ma il confronto con Piet Mondrian, Sonia e Robert Delaunay, Hans Arp e Sophie Taeuber-Arp conduce progressivamente verso una pittura sempre più geometrica.
Il 1927 è l’anno della svolta: frequenta i corsi estivi del Bauhaus a Dessau e incontra Paul Klee, Vassilji Kandinskji, Josef Albers, Moholy-Nagy e molti altri protagonisti della scuola. Più che le lezioni in senso stretto, ad attrarla è probabilmente l’atmosfera di sperimentazione che anima il Bauhaus. «Dopo il Bauhaus, Parigi dà un’impressione incredibilmente antiquata», scrive in una lettera a Lou Scheper nell’agosto dello stesso anno. A Dessau nasce anche la sua passione per la fotografia. L’incontro con la Neues Sehen (Nuova Visione) teorizzata da Moholy-Nagy e il rapporto con Lucia Moholy aprono a Florence Henri una nuova possibilità espressiva. Tornata a Parigi, decide di dedicarsi alla fotografia e in breve tempo diventa una delle figure più originali della ricerca fotografica europea.
Le sue immagini rompono con la rappresentazione tradizionale. Henri lavora sulle geometrie, sulle diagonali, sulle ombre e sui contrasti di luce; sperimenta punti di vista insoliti, sfocature e messe a fuoco selettive. Specchi e sfere metalliche diventano strumenti per moltiplicare la realtà e costruire nello spazio fotografico prospettive simultanee. La fotografia non è più soltanto registrazione del mondo, ma diventa un laboratorio sulla percezione. Il successo arriva rapidamente. Nel 1928 Henri partecipa a «Fotografie der Gegenwart» al Museum Folkwang di Essen e alla celebre «Film und Foto» di Stoccarda. Apre uno studio a Parigi, che diventa uno dei più noti della città, e insegna fotografia a una nuova generazione di autori. Tra le persone che si formano nel suo ambiente figurano Gisèle Freund, Lisette Model e Lore Krüger. Negli anni Trenta espone in Europa e negli Stati Uniti e realizza anche fotografie pubblicitarie e numerosi ritratti (anche di artisti, da Kandisnskji a Jacques Villon), alcuni dei quali finiscono sulle prime pagine di giornali e riviste.
La Seconda guerra mondiale interrompe però questa stagione. A causa della guerra, delle restrizioni e della difficoltà di reperire materiali, Henri riduce drasticamente la produzione fotografica e torna alla pittura: l’interesse per la composizione, la geometria e i problemi della visione rimane costante e accanto ai dipinti realizza collage e opere tessili. Nel dopoguerra l’artista conduce una vita più appartata, ma non rinuncia ai viaggi. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta soggiorna a Tossa, Ischia, Torremolinos, Mykonos e alle Canarie, trasformando le esperienze di viaggio in nuove opere pittoriche. Nel 1963 lascia Parigi e si trasferisce a Bellival, dove allestisce uno studio in una vecchia casa colonica.
Negli ultimi anni torna anche a occuparsi delle proprie fotografie, pubblicando e stampando immagini ricavate da vecchi negativi. Realizza collage e un’ultima serie di opere astratte, prima che un grave incidente ne limiti fortemente l’attività. Nel frattempo, il lavoro di Henri comincia a essere riscoperto e vengono organizzate numerose retrospettive in Europa. La mostra di Berna si inserisce dunque in una progressiva rivalutazione di un’artista che per lungo tempo è rimasta ai margini della narrazione ufficiale del Modernismo e il cui percorso mette in discussione le rigide separazioni tra pittura, fotografia e collage, ambiti che Florence Henri ha attraversato sempre animata da una forte spinta verso la ricerca e lo sperimentalismo.
Florence Henri, «Shadow Composition», 1936. © Martini & Ronchetti, courtesy Archivi Florence Henri