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Andrea Vaccaro, «Il Martirio di San Sebastiano», 1640

Courtesy Galleria Canesso

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Andrea Vaccaro, «Il Martirio di San Sebastiano», 1640

Courtesy Galleria Canesso

Flashback Art Fair 2026 e il tempo come opera d’arte

Da Flashback Habitat, a Torino, torna la fiera che mette in relazione epoche e linguaggi, con oltre trenta gallerie e un percorso che attraversa arte antica, moderna e contemporanea

Figaro di Bartolomeo

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Un disegno di Klimt appeso a due passi da «Martirio di San Sebastiano» del Seicento, e poco più in là una ceramica di Picasso travestita da gufo: da quattordici anni Flashback Art Fair mette in scena scenari temporali inediti e originali, e lo fa di nuovo dal 29 ottobre al 1° novembre negli spazi di Flashback Habitat. L’edizione si intitola «IN TIME», come l’omonimo film di fantascienza di Andrew Niccol in cui il tempo di vita diventa moneta di scambio: un chiaro filo conduttore scelto per interrogare a fondo il valore che gli attribuiamo. L’immagine guida nasce da una suggestione offerta dall’astronauta Paolo Nespoli, che durante un incontro estivo ha raccontato agli organizzatori come, osservato dall’orbita, a circa ventottomila chilometri orari, il pianeta Terra perda ogni confine geografico mentre il tempo assume una dimensione del tutto relativa. Le direttrici della manifestazione, Stefania Poddighe e Ginevra Pucci, hanno tradotto questa potente visione in una vera e propria dichiarazione di poetica: l’artista visto come un astronauta del proprio mondo, capace, grazie alla distanza, di rendere visibile ciò che nella quotidianità non lo è.

Ad aprire il percorso, con oltre trenta gallerie italiane e internazionali, «Neo-Terrestre» di Michele Zaza, dodici fotografie del 1979 scattate a Matera e presentate da Sangallo Fine Art, in cui il corpo dell’artista e della sua famiglia entra in relazione con un paesaggio sospeso tra quotidianità e immaginario cosmico. Segue «Chambéry e Nantes» di Georges Rousse (2018, Photo&Contemporary), un’anamorfosi che varia con la posizione dello spettatore. Un altro nucleo mette a confronto opere che lavorano sulla materia intesa come deposito di tempo: «Spazio anche più che tempo» di Carol Rama del 1970, con le camere d’aria applicate su tela (Galleria del Ponte), dialoga con «Senza titolo» del 2010 di Lara Favaretto, in cui la lana si sovrappone a un dipinto ritrovato (NP ArtLab).

La ricerca sul vivente accomuna invece un disegno cinquecentesco attribuito al Sodoma (Nathalie Motte Masselink), «Studio di una leonessa» del 1820 di Johann Wenzel Peter (Kollenburg Antiquairs) e «Baumgruppe» di Paul Klee (1931, Nuova Galleria Morone). Il ritratto e il mito riemergono nel costante dialogo tra «Ritratto di Pauline Teutsch» di Vittorio Matteo Corcos del 1896 (Galleria Morone) e «Nu assis de face» di Gustav Klimt (1914-15, Aleandri Arte Moderna), così come nella persistenza dell’iconografia di Venere, interpretata sia da Carlo Carrà nel 1944 sia da Yves Klein nella celeberrima «Vénus bleue» (Galleria dello Scudo).

Non manca la riflessione sulla tensione spirituale, rappresentata da «Martirio di San Sebastiano» di Andrea Vaccaro del 1640 (Galleria Canesso), accanto a lavori di Spadarino e Sandro Chia. La dimensione ideologica trova infine voce nel confronto tra la falce e martello di Franco Angeli (anni Sessanta) e la maschera digitale di Guy Fawkes realizzata da Sebastiaan Straatsma nel 2016.

Figaro di Bartolomeo, 24 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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