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Carlino Corezzi
Leggi i suoi articoliNegli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, le bacheche di Foto Locchi in piazza della Repubblica erano un appuntamento quotidiano per molti fiorentini. Esponevano le fotografie scattate il giorno prima: un comizio, l’onda di piena dell’Arno da una spalletta di Ponte Vecchio, una partita della Fiorentina, una prima teatrale, una visita di Stato. Erano le immagini realizzate dall’agenzia che per decenni documentò la cronaca cittadina per quotidiani, periodici e istituzioni, restituendo quasi in tempo reale la vita di Firenze. 150 di quegli scatti sono riuniti a Villa Bardini nella mostra «Firenze ’50 ’60 ’70», aperta fino al 18 ottobre e dedicata all’Archivio Foto Locchi, uno dei più importanti patrimoni fotografici italiani. Promossa da Fondazione CR Firenze e Archivio Foto Locchi, più che ripercorrere la storia della città, l’esposizione racconta il lavoro quotidiano di un’agenzia che ha plasmato la memoria collettiva.
Fondata nel 1924 da Tullio Locchi, l’agenzia attraversò tutto il Novecento fiorentino trasformando la cronaca cittadina in memoria del Paese. Dopo la guerra, sotto la direzione di Silvano Corcos, i suoi fotografi seguirono la ricostruzione della città, la politica, gli spettacoli, lo sport, la moda, le visite internazionali e la vita quotidiana. Le giornate iniziavano nella sede di piazza della Repubblica, dove le segnalazioni arrivavano dalle redazioni dei quotidiani, dall’ANSA, dall’agenzia Olympia o dai cronisti cittadini. Lo studio era organizzato come una vera redazione: accanto ai fotografi lavoravano stampatori, archivisti e apprendisti, mentre il laboratorio sviluppava i rullini destinati ai giornali e alle bacheche nel giro di poche ore. Ogni servizio veniva registrato con meticolosità nelle agende dell’agenzia: data, luogo, titolo del reportage, numero degli scatti e nome del fotografo, la rete di committenze, gli spostamenti dei fotografi, il ritmo con cui veniva prodotta l’informazione visiva. La selezione presentata a Villa Bardini, curata da Giovanna Uzzani, nasce da oltre 300mila fotografie già digitalizzate da un archivio di più di cinque milioni di immagini. Il percorso ricostruisce un racconto in cui i grandi eventi convivono con episodi apparentemente minori, restituendo il modo in cui un archivio di cronaca registra la quotidianità senza conoscerne ancora il peso futuro. La ricostruzione del dopoguerra lascia progressivamente spazio a una città che cambia volto. Le fotografie seguono le cerimonie istituzionali e le visite di Stato, ma anche la crescita dei nuovi quartieri, le estati lungo l’Arno, la Rificolona, le botteghe del centro, le domeniche allo stadio e una quotidianità destinata, con il passare degli anni, a diventare memoria storica.
Nel percorso trovano posto la stagione della Sala Bianca, che consacra Firenze come capitale della moda italiana e le produzioni cinematografiche straniere che riportano la città al centro dell’immaginario internazionale mentre il turismo modifica progressivamente il volto del centro storico. L’ultima sezione è dedicata agli anni delle grandi trasformazioni sociali. L’alluvione del 1966, Barbiana, il Sessantotto e le lotte operaie e studentesche raccontano una città attraversata dalle stesse tensioni che investono il Paese. Le immagini dell’alluvione documentano non solo la devastazione provocata dall’Arno, ma anche il lavoro degli «angeli del fango», il recupero del patrimonio artistico e la mobilitazione internazionale che fece di Firenze il simbolo della salvaguardia dei beni culturali.
«Gino Bartali nel Giro della Toscana», Domenica 16 aprile 1950. Foto: Orlando Orlandini - Foto Locchi/©Archivio Foto Locchi
«Sylva Koscina in giro per Firenze, al Piazzale Michelangelo», Martedì 11 dicembre 1956. Foto: Mario Semprini – Foto Locchi/©Archivio Foto Locchi