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Arturo Martini, «La zingara (la buona fortuna)», stima 60.000-100.000 euro.

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Arturo Martini, «La zingara (la buona fortuna)», stima 60.000-100.000 euro.

Da Arturo Martini a Pistoletto, Aste Bolaffi mette all’incanto il Novecento

A Torino, il 3 novembre, una rara ceramica di Martini guida un catalogo che riunisce opere di Castellani, Schifano, Pistoletto e Castelli, con stime fino a 800mila euro

Davide Landoni

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Nella mitologia di un’opera d’arte l’aspetto logistico non è certo il più luminoso. Ma, in alcuni casi, e questo è uno, diventa un espediente in grado di contenere tutto. Come ha fatto, quindi, Domenico Caraceni (1880–1939), leggendario sarto abruzzese, a trasportare «La Zingara (La buona fortuna)» dallo studio di Arturo Martini al suo showroom di Milano? Si tratta di un lavoro in ceramica di oltre due metri, rimasto nel salone fino alla chiusura del giugno scorso, che porta impresse su di sé le orme di una lavorazione complessa, costata all’autore lunghi e ripetuti interventi. Le dimensioni imponenti, unite alla complessità del materiale, il gres, hanno imposto a Martini tempi, rischi e aggiustamenti completamente diversi da quelli della scultura tradizionale. Ogni passaggio era da calibrare in funzione dello stampo, del colaggio, dell’essiccazione e della cottura. Uno sforzo che l’artista ha ripetuto per sei volte, ma di cui ora conosciamo, però, solo la metà degli esiti. Uno è conservato all’Art Gallery of Western Australia a Perth in Australia, un altro in un’importante collezione privata. Il terzo sarà invece in vendita da Aste Bolaffi il 3 novembre, a Torino.

In un mercato che si nutre di storie e unicità, la presenza − particolarmente rara e significativa nel panorama della scultura italiana del Novecento − de «La Zingara» non passerà certo inosservata. Per averla, la stima si aggira tra i 60 e i 100 mila euro. A livello contenutistico, l’opera non è meno interessante, legandosi alla tradizione figurativa europea nell’ottica di negarla. La zingara, soggetto solitamente legato alla sua capacità di leggere la mano e predire il futuro, viene qui privata di buona parte dei suoi attributi magici. Non ha gli strumenti né l’approccio alla divinazione. Eppure, l’abbigliamento disinibito e il solo fatto di essere ricondotta, mediante il titolo, all’immaginario gitano, fanno sì che porti con sé qualcosa di invisibile, una promessa d’incanto. La sola allusione alla possibilità di vedere ciò che ancora non è accaduto, evocata dal titolo, pone la scultura in un territorio sospeso fra conoscenza e mistero. Nell’opera, Martini sembra aver eliminato ogni elemento narrativo per conservare soltanto l’idea più enigmatica del destino.

Nel catalogo di arte moderna e contemporanea di Aste Bolaffi vi è da segnalare la presenza anche di altre opere cardine del Novecento, italiano e non solo. Tra queste «Superficie bianca» di Enrico Castellani, acrilico su tela del 2005, espressione limpida della sua fase più matura e consapevole (stima 140-170 mila euro). Un’opera «Senza titolo» di Mario Schifano, smalto e pastello su tela di un metro e mezzo per due, valutata 60-100 mila euro. Parlando di stime, il vertice della sessione è rappresentato dal «Pianista» di Michelangelo Pistoletto. La tecnica e il materiale di realizzazione valgono come una firma: serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio. Un esemplare unico, proposto dalla maison torinese per 600-800 mila euro.

Gioca in casa l’artista torinese Guglielmo Castelli, presente con il grande dittico «La variabilità del peso delle cose», 2011, proposto con una stima di 40-60 mila euro e rappresentativo dell’attenzione che Aste Bolaffi dedica alle eccellenze cittadine. Di provenienza internazionale, invece, la celebre «Mur 807», tra le opere simbolo di Jean-Pierre Raynaud, uno dei maggiori esponenti dell’arte contemporanea francese e del Nouveau Réalisme. Un lavoro da 28mila - 36 mila euro in cui la ricerca concettuale si fonde in assemblaggi di materiali industriali come metallo smaltato, poliestere, vernici e stampe fotografiche sotto plastica. Un altro caso in cui gli aspetti pratici partecipano molto allo spessore dell’opera. E chissà quanto conteranno il 3 novembre, quando il mercato cercherà di tradurre in una cifra tutto questo valore.

Davide Landoni, 25 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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Da Arturo Martini a Pistoletto, Aste Bolaffi mette all’incanto il Novecento | Davide Landoni

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