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Una veduta di Castel Sant’Angelo a Roma

Foto tratta da Wikipedia, CC BY-SA 4.0, Another Believer

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Una veduta di Castel Sant’Angelo a Roma

Foto tratta da Wikipedia, CC BY-SA 4.0, Another Believer

Castel Sant’Angelo apre le Sale Cambellottiane

La rappresentazione naturalistica a trompe l’oeil, realizzata nel 1926 e ispirata a temi patriottici e di guerra, si deve a Duilio Cambellotti

Gianfranco Ferroni

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A Roma, in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026, Castel Sant’Angelo ha aperto le Sale Cambellottiane, decorate da Duilio Cambellotti nel 1925-26 per accogliere le bandiere dei reggimenti disciolti dopo la Grande Guerra, con una mostra visibile fino al 6 settembre. L’iniziativa celebra il centenario della decorazione e il 150mo anniversario della nascita dell’artista (1876-1960), con un percorso che vuole «mettere in dialogo» opere dell’Archivio Cambellotti, sculture, tempere, disegni e manifesti, con la decorazione delle volte, accompagnato da sonorizzazioni ambientali. Riproduzioni tridimensionali di dettagli scultorei offrono anche un’esperienza tattile. 

Nella Sala delle Colonne, i tessili appartenuti all’artista, ovvero stoffe anatoliche, frammenti orientali e campioni da Casa Balla, sono le tracce di un apprendimento silenzioso: un autodidatta che guarda il mondo e lo restituisce trasformato. La sala, così chiamata per le quattro colonne che la adornano, fu costruita sotto il pontificato di Benedetto XIV Lambertini (1740-58) con l’obiettivo di contenere l’«Archivio Nuovo». Gli ambienti furono arredati con credenzoni in noce intagliati con le armi del papa e con tavoli per gli archivisti. Le finestre erano dotate di sportelli rimovibili, per preservarle dagli eventuali danni causati dai fuochi d’artificio che avevano luogo periodicamente sulla terrazza sovrastante. Il 4 luglio 1798, durante l’occupazione francese, i documenti furono frettolosamente trasferiti in Vaticano, loro sede attuale, utilizzando allo scopo il Passetto di Borgo. L’arredo andò completamente distrutto nel 1799. La moderna decorazione a tempera delle tre volte ribassate si lega all’istituzione del museo nel 1925, originariamente destinato ad accogliere i cimeli dell’Esercito. 

La rappresentazione naturalistica a trompe l’oeil, realizzata nel 1926 e ispirata a temi patriottici e di guerra, si deve a Cambellotti. Nella Sala delle Colonne la scena è delimitata da rilievi in stucco e intrecciata con alberi di alloro a colori tenui. Nella Saletta dei Labari dei reparti d’assalto, gagliardetti, nastri e bandiere, emblemi e stendardi delle varie epoche della storia italiana si fondono con motivi plastici ad ellisse. Nella Sala degli Stendardi della Cavalleria, infine, una trama festosa di bandiere sabaude, papali, lombarde si unisce a gruppi di teste di cavalli che emergono dalla volta tra intrecci di braccia che brandiscono armi. Da sottolineare anche «Forza e visioni, 150 anni di Cambellotti», il titolo del progetto del Comune di Latina, finanziato dalla Regione Lazio, ideato per celebrare uno dei più importanti protagonisti dell’arte moderna e delle arti applicate al Novecento. A Latina il museo civico dedicato a Duilio Cambellotti si trova nell’edificio dell’Ex Opera Balilla progettato da Oriolo Frezzotti nel 1932.

Gianfranco Ferroni, 20 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Castel Sant’Angelo apre le Sale Cambellottiane | Gianfranco Ferroni

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