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Fiorella Silvestri
Leggi i suoi articoliIn continuità con l’attenzione dedicata alle artiste attive nell’Italia meridionale, avviata nel dicembre 2022 con la mostra, di grande successo, «Artemisia Gentileschi a Napoli», e proseguita lo scorso anno con il progetto espositivo «Donne nella Napoli spagnola. Un altro Seicento», dedicata al ruolo delle donne nelle arti del XVII secolo a Napoli, le Gallerie d’Italia-Napoli inaugurano il calendario autunnale con un altro appuntamento che vede protagoniste, e a confronto, due straordinarie interpreti della pittura europea tra Settecento e primo Ottocento: Angelica Kauffman (1741-1807) ed Élisabeth Louise Vigée Le Brun (1755-1842)
Dal 6 novembre al 7 marzo 2027 il museo napoletano di Intesa Sanpaolo presenta infatti la mostra «Angelica e Élisabeth. L’età delle donne pittrici», a cura di Fernando Mazzocca, Francesco Leone ed Elisabetta Rasy, che, oltre a essere uno studio approfondito su due donne colte e affascinanti, che per l’importanza storica e la qualità artistica delle loro opere possono essere annoverate tra le più grandi pittrici di tutti i tempi e furono capaci di affermarsi sulla scena internazionale, conquistando il favore delle corti e delle élite culturali europee, offre anche una riflessione sul ruolo delle donne nel mondo dell’arte in un’epoca di profonde trasformazioni politiche e sociali.
Un altro elemento che accomunato le due protagoniste della mostra è il rapporto con la città di Napoli, che per entrambe si inserisce nel più ampio fenomeno del Grand Tour, il viaggio attraverso l’Italia compiuto tra Settecento e primo Ottocento da aristocratici, intellettuali e artisti europei alla ricerca delle testimonianze dell’antichità e dei grandi maestri. Per le due artiste l’Italia rappresentò un momento fondamentale della carriera, ma con significati differenti.
Angelica Kauffmann soggiornò in Italia a partire dalla fine degli anni Cinquanta del Settecento e nel 1763-64 raggiunse la città partenopea che, grazie alle collezioni d’arte della corte borbonica e, soprattutto, alla crescente fama delle scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei, costituiva allora una tappa essenziale del Grand Tour. Studiò le opere della collezione di Capodimonte e si inserì nell’ambiente cosmopolita della città, entrando in contatto con numerosi viaggiatori britannici ai quali realizzò ritratti. Il suo rapporto con il Grand Tour fu quindi particolarmente stretto: l’artista non fu soltanto una visitatrice, ma divenne parte della rete culturale e sociale che collegava Napoli, Roma e le élite europee. Stabilitasi poi a Roma, mantenne rapporti con la corte napoletana, tanto che nel 1782 Maria Carolina tentò di convincerla ad assumere il ruolo di pittrice di corte che Kauffmann rifiutò, pur realizzando, nel 1782, il celebre «Ritratto della famiglia di Ferdinando IV» conservato al Museo Nazionale di Capodimonte.
Assai diversa fu l’esperienza di Élisabeth Vigée Le Brun, giunta in Italia nel 1789 dopo essere fuggita dalla Francia rivoluzionaria. A differenza di Kauffmann, era già una pittrice affermata e celebre per i ritratti di Maria Antonietta. Il viaggio italiano fu, dunque, insieme un esilio e una nuova occasione professionale. Dopo Roma e Firenze, nell’aprile del 1790 raggiunse Napoli, dove entrò rapidamente in relazione con la corte borbonica: realizzò i ritratti di Maria Carolina e dei suoi figli e dipinse anche Lady Hamilton, figura emblematica dell’ambiente internazionale del Grand Tour. Napoli le offrì inoltre l’esperienza delle antichità vesuviane, del paesaggio e della cultura del Mezzogiorno, ampliando il suo interesse oltre il tradizionale ritratto.
In entrambi i casi Napoli emerge come uno spazio cosmopolita, nel quale arte, aristocrazia, diplomazia, collezionismo e cultura antiquaria si incontravano, offrendo anche a due artiste donne la possibilità di consolidare una carriera di dimensione europea.