Visione di una sala con «Ritratto della regina Josefina de Beauharnais» (1835 ca) di Fredric Westin e «Busto di Augusta-Amalia di Baviera» (1810 ca) di Joseph Chinard, dono personale della regina Josefina al Nationalmuseum, Stoccolma, Palazzo Reale. Foto Jean-Baptiste Béranger. © Kungl. Hovstaterna

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Visione di una sala con «Ritratto della regina Josefina de Beauharnais» (1835 ca) di Fredric Westin e «Busto di Augusta-Amalia di Baviera» (1810 ca) di Joseph Chinard, dono personale della regina Josefina al Nationalmuseum, Stoccolma, Palazzo Reale. Foto Jean-Baptiste Béranger. © Kungl. Hovstaterna

Alla corte del Re Sole del Nord

In occasione dei due giubilei reali svedesi, nel Palazzo Reale di Stoccolma sono esposte 150 opere, il cui nucleo portante risale alla collezione bolognese del conte Carlo Caprara-Montecuccoli

Il 2023 è l’anno di due importanti anniversari in Svezia: si festeggiano i 50 anni di regno del re Carlo XVI Gustavo ma soprattutto i 500 anni del moderno Regno di Svezia riportato all’indipendenza nel 1523 quando, con la fine della Guerra di Liberazione del 1521-23 contro il re di Danimarca, Svezia e Norvegia Cristiano II, il parlamento svedese elesse re di Svezia Gustavo Vasa (1496-1560), ponendo fine all’Unione di Kalmar, instaurata nel 1393 dalla regina Margrethe I di Danimarca.

Fino al 7 gennaio 2024 il Palazzo Reale di Stoccolma ospita la mostra celebrativa dei giubilei reali «Da Vasa a Bernadotte. La cultura al servizio del regno». È la più importante esposizione realizzata dalle collezioni reali e dagli altri musei reali di Svezia e raccoglie oltre 150 oggetti storici e opere d’arte, selezionati per la loro significanza nella storia della monarchia svedese: dai regalia della Corona, usati per le incoronazioni dei sovrani svedesi, a tiare e gioielli (notoriamente i più splendidi se non i più preziosi, perfino rispetto a quelli della Corona britannica) indossati dalle regine e principesse reali, alle porcellane, gli arazzi, il mobilio (fra cui esempi dello stile Gustavo III, dal nome del sovrano che nella seconda metà del Settecento fu detto «il Re Sole del Nord»).

Fra i regalia, spiccano la spada nazionale più antica, risalente alla metà del XVI secolo (le «spade nazionali» sono i più antichi oggetti simbolici del potere reale usati dai sovrani durante l’intronizzazione) e il trono d’argento della regina Cristina, utilizzato per le cerimonie di incoronazione dei re di Svezia a partire dalla regina Cristina (1626-89): fu realizzato dall’argentiere Abram Drentwett di Augusta (sede di celebri orafi e argentieri) su commissione del conte Magnus Gabriel de la Gardie che, amante e già aspirante sposo della regina, le donò il trono per la sua incoronazione nel 1650.

Ogni opera esposta, come ha sottolineato Carlo XVI Gustavo nel discorso di inaugurazione della mostra, «dimostra come i contenuti culturali della Corona di Svezia siano evoluti nei secoli grazie alle relazioni e influenze internazionali». E proprio a queste connessioni internazionali e dinastiche si riconduce la presenza delle più importanti opere d’arte presenti nella collezione reale di Svezia, il cui nucleo portante risale a una collezione privata italiana, e nella fattispecie bolognese: quella del conte Carlo Caprara-Montecuccoli (1755-1816), fin dal 1796 strenuo sostenitore di Napoleone che lo tenne come amico nonostante l’insipienza politica, al punto di salvarlo dalla bancarotta nel 1806 con l’acquisto del monumentale Palazzo Caprara a Bologna, opera tardocinquecentesca del Terribilia, completato nel 1603, con affreschi di Ludovico Carracci («Allegoria della Fortezza») e poi di Bigari, nel rimaneggiamento settecentesco con l’aggiunta dello scalone.

L’acquisto comprese anche la quadreria, avviata fin dal Cinquecento e arricchita dai molti acquisti dello zio cardinale Giovan Battista (1733-1810), diplomatico artefice del risanamento dei rapporti fra Napoleone e la Chiesa. Tutto questo fu donato da Napoleone nel 1807, con il titolo di principessa di Bologna, come fedecommesso per lei e i suoi eredi maschi, a Joséphine-Eugénie de Beauharnais (1807-76), primogenita di Eugène de Beauharnais, viceré d’Italia, e di Amalia di Baviera, e futura regina di Svezia perché dal 1823 moglie di Oscar I Bernadotte. Tutti i suoi beni entrarono nel patrimonio personale della famiglia reale e, per via del fedecommesso, ancora valido, proprietario della Collezione non sarà la futura regina Viktoria bensì il fratello minore Carl-Philip.

Visione di una sala con «Ritratto della regina Josefina de Beauharnais» (1835 ca) di Fredric Westin e «Busto di Augusta-Amalia di Baviera» (1810 ca) di Joseph Chinard, dono personale della regina Josefina al Nationalmuseum, Stoccolma, Palazzo Reale. Foto Jean-Baptiste Béranger. © Kungl. Hovstaterna

Giovanni Pellinghelli del Monticello, 04 maggio 2023 | © Riproduzione riservata

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