«Gli ultimi momenti di Giuseppe Mazzini» (1873) di Silvestro Lega. Museum of Art della Rhode Island School of Design di Providence (Stati Uniti)

Cortesia del Risd Museum, Providence, Ri

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«Gli ultimi momenti di Giuseppe Mazzini» (1873) di Silvestro Lega. Museum of Art della Rhode Island School of Design di Providence (Stati Uniti)

Cortesia del Risd Museum, Providence, Ri

Al Vittoriano i padri dell’Italia moderna: Mazzini e Lega

Una sessantina tra dipinti, sculture, incisioni, fotografie, manoscritti, documenti inediti e cimeli illustrano il contesto storico e artistico del Risorgimento

Al Vittoriano di Roma, fino all’8 settembre, la mostra «L’ultimo ritratto: Mazzini e Lega, storie parallele del Risorgimento», a cura di Edith Gabrielli, riunisce opera e vita di due edificatori dell’Italia moderna, Giuseppe Mazzini per la politica, Silvestro Lega per la pittura. Le sedici opere in mostra del maggiore tra i Macchiaioli, dagli esordi alla maturità, illustrano gli aspetti di una rivoluzione fondata su una coscienza della storia, con paesaggi, interni domestici o quotidianità campestre, naturalisticamente ambientati ma geometricamente strutturati: fu Aby Warburg il primo a rendersi conto che nelle innovazioni di Silvestro Lega si addensavano ricordi di predelle quattrocentesche.

«L’ultimo ritratto» del titolo è invece il dipinto del 1873, «Gli ultimi momenti di Giuseppe Mazzini», nel quale il pittore, già combattente della prima e della seconda guerra d’indipendenza, nonché fervente mazziniano, restituisce all’eroe le sue fattezze di uomo stanco, malato e moribondo, un’immagine di verità, quella perseguita da entrambi per tutta la vita. Il dipinto, in prestito dal Museum of Art della Rhode Island School of Design di Providence (Stati Uniti), anticipa Bonnard e Vuillard per l’evidenza decorativa della semplice coperta a quadretti che avvolge il «padre della patria». Altro capolavoro in mostra è «Il canto dello stornello» (1867, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, Firenze), scena domestica che brilla dell’amore di Lega per Piero della Francesca e per la sua capacità di costruire volumi compatti mediante luce chiara. «Una veduta in Piagentina» (1863, Istituto Matteucci, Viareggio), «Visita alla balia» (1869, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, Firenze), «Sull’Aia» (1872) e «All’ombra della villa» (1872-73) sono opere, come spesso in Lega, di piccolo formato ma di grande e pacata forza costruttiva, grazie alla sintesi delle forme e ai netti contrasti di zone di luce e ombra, la pittura di «macchia», appunto.

Di Giuseppe Mazzini, la mostra presenta cimeli, oggetti, documenti, ritratti, a testimonianza dell’intero percorso del filosofo e coltissimo intellettuale, che dedicò la vita all’idea di un’Italia sì, unita, ma repubblicana e democratica. Nella «Lettera a un padre» descrive le condizioni schiavistiche di lavoro dei bambini nelle fabbriche in Inghilterra, Paese del suo esilio. Di grande valore, i manifesti con i proclami della Repubblica romana del 1848-49, di cui Mazzini fu triumviro. Una sezione è tutta dedicata al rapporto tra Mazzini e l’arte. Qui, opere di Francesco Hayez, Giovanni Migliara e Massimo D’Azeglio attestano il principio politico e formativo a cui, per l’ideologo repubblicano, doveva sottostare l’arte, che doveva essere bella e utile. Come i suoi stessi ritratti (in pittura, scultura o fotografia), la cui esecuzione Mazzini aveva a cuore, essendo l’unica immagine che i seguaci potevano avere del capo in esilio. Erano quindi un mezzo di propaganda per ideali che si avvereranno un secolo dopo.

«Il canto dello stornello» (1867) di Silvestro Lega. Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti. © 2024. Foto: Scala, Firenze, su concessione del Ministero Beni e Attività Culturali e del Turismo

Guglielmo Gigliotti, 05 giugno 2024 | © Riproduzione riservata

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