Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Monica Trigona
Leggi i suoi articoliMarinella Senatore sceglie la festa come momento in cui le persone si ritrovano davvero, i corpi occupano uno spazio comune e i ricordi diventano collettivi. «FESTA!», per l’appunto, prima personale dell’artista nello spazio milanese di Mazzoleni, dopo le tappe di Torino (2021) e Londra (2022), si apre come un programma, quasi un manifesto. Il punto esclamativo nel titolo esprime subito una presa di posizione all’interno di un tempo, quello presente, in cui la frammentazione del tessuto sociale si è fatta condizione strutturale.
L’artista rivendica infatti la potenza del corpo collettivo come forma di resistenza e di costruzione. Il lavoro centrale del percorso è The Theatre of Commons, un candeliere barocco, reinventato attraverso una commistione di mezzi artigianali e tecnologici. La spirale, forma energetica e principio architettonico, qua allude alla crescita, alla trasformazione e alla partecipazione. L’opera, che si inscrive nella tradizione degli apparati effimeri seicenteschi, quelle macchine scenografiche che tra Sei e Settecento trasformavano le piazze europee, e in particolare di Roma e Venezia, in teatri a cielo aperto, riattualizza la tradizione utilizzandola come archivio vivo da cui estrarre energia e senso per il presente.
Accanto alla scultura luminosa, gli arazzi ricamati a mano dalla scuola indiana Chanakya di Mumbai portano la mostra su un altro piano, quello della pratica come pedagogia e del fare collettivo come atto politico. La scuola, piattaforma multidimensionale che ha formato oltre mille donne attraverso più di trecento tecniche di ricamo, incarna precisamente quella dimensione di empowerment diffuso che è centrale nel progetto artistico di Senatore da oltre vent’anni. La collaborazione con Chanakya è parte integrante stessa del senso dell’opera. Completano il percorso bozzetti e disegni che lavorano sul paesaggio non come sfondo ma come «archivio culturale vivo», come scrive l’artista stessa. Quest’ultimo non è mai neutro ma è il sedimento delle relazioni sociali, della memoria collettiva e del conflitto. Le processioni e le parate che attraversano il suo immaginario sono laboratorio, intensificazione pubblica di gesti, soste e attraversamenti condivisi.
Con questo allestimento l’artista consolida e approfondisce una ricerca che fa della School of Narrative Dance, il progetto con cui ha coinvolto milioni di persone in commissioni pubbliche in tutto il mondo, una visione sull’arte in quanto propulsore di contesti in cui le soggettività si incontrano senza dissolversi. «Le forme processionali funzionano spesso come laboratori di comunità: si attraversa insieme uno spazio, si condivide un ritmo, si rende pubblica una memoria. Nei miei lavori partecipativi (tutti quindi) invito a pensare il paesaggio non come sfondo bensì come il risultato di pratiche in risonanza. Processioni e parate, in questa chiave, sono un’intensificazione pubblica di gesti, suoni, soste, attraversamenti», afferma Senatore.