Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Camilla Sordi
Leggi i suoi articoliRoy Lichtenstein ha ridefinito radicalmente la nostra percezione delle immagini. Tra le figure guida della Pop art, l'artista statunitense è stato capace di sublimare il lessico visivo della cultura di massa, dei fumetti, della pubblicità e della stampa commerciale, trasformandolo in una delle cifre stilistiche più riconoscibili del XX secolo. Dietro un'estetica apparentemente fredda, nitida e di derivazione industriale, si celava in realtà un processo pittorico e manuale estremamente rigoroso, guidato da una costante fascinazione per le dinamiche di costruzione, ingrandimento, replica e diffusione delle icone visive.
La mostra in preparazione al Whitney Museum di New York, Roy Lichtenstein: Like New, dall'11 ottobre 2026 offrirà una rilettura critica e contemporanea dell'intero percorso dell'artista. Attraverso un itinerario di circa 130 opere realizzate tra i primi anni Quaranta e gli anni Novanta, il progetto espositivo evidenzia come il precoce interesse di Lichtenstein per la percezione ottica abbia dato forma a una ricerca permanente sui concetti di simulazione, duplicazione e cultura dell'immagine. Tra pittura, disegno, collage, grafica d'arte, scultura e sperimentazione filmica, Lichtenstein ha trattato la figurazione come una materia instabile, costantemente aperta al prestito, alla traduzione e al ricontestualizzazione.
La mostra racchiude molti dei suoi capolavori più celebri, a partire da Look Mickey (1961), Girl with Ball (1961), Masterpiece (1962), fino a Drowning Girl (1963), Happy Tears (1964), Little Big Painting (1965), la serie Rouen Cathedral, Set III (1968-69) e Artist’s Studio “The Dance” (1974). A questi si affiancano la ricostruzione di tre pittura murali, tra cui spicca l'imponente riproduzione del Greene Street Mural (1983), lungo quasi 30 metri . e uno storico ricongiungimento: la riunione integrale, per la prima volta dall'epoca, di tutte le opere esposte nella celebre mostra che nel 1962, alla Leo Castelli Gallery, ne consacrò il debutto in chiave Pop.
Un appuntamento cruciale che proiettò la sua influenza ben oltre i confini del movimento, segnando generazioni di autori successivi. Per approfondire il tema dell'appropriazione e della permanenza delle immagini, la rassegna affianca al lavoro del maestro le ricerche di artisti che da Lichtenstein sono derivati, come Louise Lawler, Richard Pettibone e Sturtevant, creando un cortocircuito critico sulla trasmissione dei modelli visivi.
In un'epoca segnata dal flusso ininterrotto di immagini ritagliate, filtrate e ricondivise sulle piattaforme online, l'eredità di Lichtenstein rivela una sorprendente attualità. Like New supera la superficie levigata delle sue opere per mostrare la forza e la fragilità di ogni universo visivo, rendendo omaggio a un artista che, con largo anticipo sull'era digitale, ha compreso come le immagini trasformino il proprio significato durante il loro viaggio nel mondo.