Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Giovanni Pellinghelli del Monticello
Leggi i suoi articoliFra le eccellenze della Fondazione Zeri spicca il corpus di fotografie antiche raccolte dal più speciale, eclettico e imprevedibile connoisseur del Novecento italiano, Federico Zeri. Sono stampe eseguite fra gli anni 1870 e 1920 con soggetto opere di pittura, scultura e monumenti: un materiale vario per tipologia (carboni, aristotipi, albumine, gelatine ai sali d’argento) e per provenienza, tecniche e autori, di interesse sia per la storia dell’arte sia per quella della fotografia.
La Fondazione Zeri esordisce come editrice con un volume di saggi centrato sul patrimonio della Fototeca: I colori del bianco e nero. Fotografie storiche nella Fototeca Zeri 1870-1920, (296 pp., E 40,00) a cura di Andrea Bacchi, Francesca Mambelli, Marcello Rossini, Elisabetta Sambo. Attraverso 16 case-studies emblematici dell’archivio fotografico di Zeri, il volume analizza la fotografia di riproduzione storico artistica fra Otto e Novecento e costruisce un repertorio di 85 fotografi attivi all’epoca (alcuni celebri, altri quasi sconosciuti) in un lavoro di ricerca che in molti casi ha condotto gli studiosi a risultati inediti.
Per l’esperienza e le competenze nello studio, conservazione e catalogazione di questi materiali, l’opera si propone sia come libro godibile a livello estetico sia come proficuo strumento di lavoro e di indagine. Pubblicato con il contributo di UniCredit, il volume è disponibile da febbraio sul sito www.fondazionezeri.unibo.it.
Altri articoli dell'autore
Silvia Camerini-Maj ci guida tra vie, cortili e giardini bolognesi con un racconto accurato e non privo di humour delle storie che si celano dietro le sculture cittadine: dal «Nettuno» di Giambologna al Lucio Dalla pop di Piazza Grande
Il 25 marzo a Parigi il raro «Studio di Amorino alato» di Annibale Carracci, esposto al Louvre, sarà battuto dalla maison, con stima 30–50mila euro, dopo una storia collezionistica di quattro secoli
Nel Museo Diocesano di Padova sono esposte le due uniche parti note del manoscritto miniato da artisti atti alla corte dei da Carrara
Una scultura rara ha illuminato il percorso dell’artista che sfidò il laconismo giacobino per inventare un nuovo linguaggio allegorico



