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Una casa museo sulla Passeggiata delle Cattive

Giusi Diana

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Massimo Valsecchi ha acquistato dai Moncada e Lanza di Trabia il grandioso Palazzo Butera per esporvi le sue eclettiche collezioni. E mentre in città molti altri storici edifici sono in vendita, Milano piange l’occasione perduta

È uno dei più importanti investimenti degli ultimi anni in città: l’acquisto di Palazzo Butera per farne una straordinaria casa museo da parte del collezionista e gallerista milanese Massimo Valsecchi e della moglie Francesca. I lavori di restauro che dureranno alcuni anni sono già avviati, con visite a cantiere aperto organizzate in occasione della giornata nazionale dell’Adsi, Associazione Dimore Storiche Italiane-Sezione Sicilia. Il primo imperdibile appuntamento è però tra due anni con Manifesta 12 nel 2018, la Biennale itinerante europea d’arte contemporanea che dopo Zurigo ha scelto come sede proprio Palermo.

Intanto il lungo prospetto del fronte mare sulla «Passeggiata delle Cattive», dalle cui terrazze nel 1787 si affacciò Johann Wolfgang Goethe durante il suo soggiorno a Palermo, appare coperto dalle impalcature, così come la facciata sulla retrostante via Butera, dove si trovano disposti i due ingressi. 

La storia del palazzo è legata a una tra le più potenti famiglie aristocratiche siciliane, i Branciforti (o Branciforte) principi di Butera. La loro residenza ufficiale sorta, su un impianto seicentesco, nel XVIII secolo doveva rappresentare con il suo sfarzo e la sua magnificenza lo status politico ed economico della famiglia. Il progetto di ampliamento e ristrutturazione venne affidato all’architetto Giacomo Amato. Nel 1730 nel cantiere del palazzo venne segnalata perfino la presenza di Ferdinando Fuga che realizzò il «nuovo camerone» distrutto nel 1759 da un incendio. Nel 1735 il monumentale prospetto rivolto verso il mare aveva assunto già un aspetto simile a quello attuale. Nel 1760 venne annesso il contiguo Palazzo Moncada e nel 1801 quello del duca della Verdura. I lavori di ricostruzione dopo l’incendio videro al lavoro squadre di marmorari, stuccatori, intagliatori e pittori diretti da Paolo Vivaldi. I più noti artisti del tempo realizzarono gli affreschi che decorano le volte del piano nobile e del secondo piano: Olivio Sozzi, Emanuele ed Elia Interguglielmi, Gioacchino e Pietro Martorana e Gaspare Fumagalli. Nel palazzo sono stati ospitati diversi personaggi illustri e teste coronate, dal Kaiser di Prussia Guglielmo II a Edoardo VII d’Inghilterra con la moglie Alessandra.

L’affresco, riscoperto sotto le volte dell’ex salone al secondo pianoIl progetto di recupero che prevede il restauro e la rifunzionalizzazione del palazzo è stato ideato e promosso da Marco Giammona, l’ingegnere già autore della rinascita di altri palazzi del centro storico come Palazzo Sambuca e Palazzo Moncada: suoi sono il progetto architettonico e la direzione dei lavori, con l’architetto Tomaso Garigliano, mentre il progetto museografico è dell’architetto Giovanni Cappelletti. Gli interventi prevedono che il palazzo torni a essere una residenza privata, ma anche un museo con grandi spazi espositivi aperti al pubblico, che accoglieranno una parte delle eclettiche collezioni dei Valsecchi, che comprendono reperti archeologici, opere d’arte antica, moderna e contemporanea (tra cui diverse opere di Gerhard Richter, Gilbert & George, Andy Warhol), ma anche preziosi manufatti d’ogni epoca e stile. 

Per primo aprirà al pubblico il piano terra caratterizzato dai due cortili comunicanti che accoglieranno opere d’arte contemporanea: qui nelle cavallerizze verranno allestite le mostre temporanee; gli altri locali saranno destinati ai depositi, alla reception, all’archivio, al bookshop e alla caffetteria. Questi spazi verranno inaugurati con una mostra temporanea già in occasione di Manifesta 12, tra due anni. Il primo piano nobile, a cui si accede attraverso lo scalone in marmo rosso di Trapani, con il grande salone di rappresentaza detto «Gotico» e l’enfilade di sale affrescate, sarà destinato alla funzione mista residenziale-museale e soltanto in un secondo tempo sarà inserito all’interno del percorso di visita della casa museo. Il secondo piano, anch’esso con un’enfilade di saloni affrescati e la vista sul mare, ospiterà invece la collezione permanente. Qui i lavori di restauro e adeguamento sono più complessi a causa dello stato di abbandono in cui versa tutto il piano. Il cantiere in corso ha già consentito di rinvenire apparati decorativi di notevole pregio, nascosti sotto superfetazioni di epoche successive, che ne compromettevano la spazialità, come nel caso del grandioso affresco, occultato sotto le volte a cuscino degli ambienti in cui era stato suddiviso il grande salone, ritrovato quasi intatto tranne che per un foro rettangolare che illuminava un disimpegno. In questo piano infatti era stato ricavato un appartamento e in seguito anche le aule di una scuola. Una parte degli ambienti del primo e del secondo piano ospiteranno inoltre funzioni di interconnessione con associazioni, fondazioni e università, mentre del percorso di visita farà parte anche il torrino, da cui si gode una splendida vista sul golfo di Palermo.

Dopo la notizia dell’acquisto di Palazzo Butera, anche altre famiglie dell’aristocrazia palermitana, oltre ai Moncada e ai Lanza di Trabia che sono i vecchi proprietari del palazzo, sembrano essere intenzionate a vendere le splendide ma costosissime dimore di famiglia. Una notizia che ha suscitato grande sorpresa è che anche la principessa Carine Vanni Mantegna di Gangi, proprietaria di Palazzo Valguarnera Gangi (noto perché conserva gli arredi originari e perché qui venne girata la famosissima scena del ballo nel «Gattopardo» di Luchino Visconti), si è detta pronta a vendere. E non pare essere la sola. Anche Palazzo Asmundo, il museo privato di fronte alla Cattedrale, di proprietà di Pierluigi Martorana Genuardi, è in vendita a 6 milioni di euro. Tutti lamentano l’abbandono da parte delle istituzioni e l’aumento della pressione fiscale che è divenuta insostenibile insieme alle spese di gestione. Intanto, mentre a Palermo i proprietari di dimore aristocratiche sembrano voler cogliere l’opportunità di un mercato immobiliare che potrebbe improvvisamente risvegliarsi (complice l’arrivo di Manifesta), a Milano si lamenta la perdita di una collezione importante. Nel 2012 infatti Massimo Valsecchi, milanese di nascita, ma che vive tra Milano e Londra, stava valutando la possibilità di donare una parte delle sue importanti collezioni al costituendo Museo delle Culture, il Mudec nell’ex Ansaldo. Le trattative erano state condotte dall’allora assessore alla Cultura del Comune di Milano Stefano Boeri, con l’aiuto di Giovanni Agosti e Francesco Bonami. Adesso, con le notizie che arrivano da Palermo, ci si lamenta per l’occasione mancata, perché un anno dopo Boeri fu sostituito da Filippo Del Corno e la trattativa si arenò. Il 2 giugno Del Corno sul corriere.it ha replicato a Boeri dicendo che «un assessore non deve e non può scavalcare il giudizio dei conservatori», spiegando che al momento del suo insediamento l’ipotesi era già tramontata.

Giusi Diana, 10 luglio 2016 | © Riproduzione riservata

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