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Un mercato competente e solidificato

Ermanno Rivetti

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Le aste londinesi di arte impressionista e moderna non hanno brillato

Sebbene le aste serali del 2 febbraio da Christie’s non abbiano fatto faville, i risultati si possono considerare consistenti, viste le previsioni per il 2016 di un mercato meno superficiale. Se il rispettabile totale delle aggiudicazioni di 109,6 milioni di euro si è attestato poco al di sotto delle stime (115,9-171,4 milioni), il premio del compratore l’ha fatto lievitare a 127,3 milioni di euro. La percentuale di venduto è stata del 75%. «Si potrebbe dire che non c’erano bollicine nello champagne, ma per essere la prima vendita della stagione è andata bene. È stata una buona vendita londinese vecchio stile: ha messo in luce il vero mercato», ha detto il consulente Thomas Seydoux, che ha acquistato lo Chagall rosso fiammante, «Les mariés de la Tour Eiffel» (1928), per 9,3 milioni di euro diritti compresi. Tra i lotti principali c’era l’«Autoritratto con le dita tese» (1909) di Egon Schiele, un’opera giovanile nello stile del suo mentore Gustav Klimt, stimato tra gli 8 e i 10,6 milioni di euro, che è stato aggiudicato a 9,7 milioni diritti compresi, mentre il lotto di copertina, il piccolo ma intenso «Le moteur» (1918) di Fernand Léger, è stato venduto entro le stime per 6,9 milioni di euro al mercante Hugh Gibson.

Un inatteso interesse per il grande e coloratissimo tardo nudo di Renoir, «Femme nue à sa toilette» (1913) e per un’opera giovanile di Cézanne, «Portrait» (1866-67), hanno aiutato entrambi i lotti a superare abbondantemente le stime massime, essendo stati venduti, con sorpresa, per 5,2 e 1,6 milioni di euro rispettivamente. Un grande dipinto satirico di Georg Scholz, artista della Nuova Oggettività le cui opere sono relativamente rare sul mercato, è stato preso dalle newyorkesi Acquavella Galleries per 1,6 milioni di euro, oltre il doppio della stima massima di 660mila euro e nuovo record all’asta per l’artista.

La vendita Christie’s di arte surrealista (2 febbraio) è stata più modesta dello scorso anno, quando aveva ottenuto la consegna per la vendita di opere dell’uomo d’affari belga Pierre Salik. Nonostante ciò ha registrato il prezzo maggiore della serata, per «The stolen mirror» (1941) di Max Ernst, stimato tra i 9,3 e i 13,2 milioni di euro, che è stato venduto per 10,1 milioni di euro a una persona che aveva sottoscritto un contratto di garanzia. L’opera era stata venduta in precedenza nel novembre 2011 da Christie’s a New York per una cifra equivalente allora a 12 milioni di euro. Intanto, un Dalí di qualità museale, «Pêcheurs au soleil» (1929), è stato venduto per 1,6 milioni di euro a un compratore privato. L’opera è stata chiesta in prestito per la mostra Dalí-Duchamp alla Royal Academy di Londra nel 2017: «ci auguriamo che i compratori, chiunque essi siano, vorranno onorare questo accordo», ha detto il banditore Jussi Pylkkänen.

La vendita serale di Sotheby’s del 3 febbraio si è sostanzialmente mantenuta sulla stessa linea: non stellare, ma indicativa di un «mercato solido e che funziona», ha detto Helena Newman, presidente europeo per l’arte impressionista e moderna di Sotheby’s. Anche in questa occasione il totale di 124,4 milioni di euro diritti compresi è rimasto poco sotto il range di stime di 129,6-183,8 milioni e alla mancanza di appetito in certi casi hanno ovviato alcuni risultati molto brillanti. «I compratori sono alla ricerca di acquisti di valore e sono molto selettivi», ha dichiarato la Newman. Il lotto principale è stato il bronzo di Rodin «Iris, messagère des adieux» realizzato in vita dall’artista (1902-05), venduto per 15,4 milioni di euro, ben oltre la stima massima di 10,6 milioni e a più del doppio del suo ultimo prezzo di vendita da Sotheby’s nel 2007. Il compratore era il mercante di Oslo Ben Frija, secondo la newsletter di settore «The Baer Faxt».

Gli altri tre top lot di arte impressionista e moderna sono stati venduti con maggiore sobrietà, sebbene ognuno di essi abbia superato la soglia dei 10 milioni di sterline. La sfacciata e coloratissima «Tête de femme» di Picasso (1935) è andata per 25 milioni di euro, appena oltre la sua stima inferiore di 21,2 milioni: un buon risultato, se non fosse che il compratore l’aveva acquistata da Sotheby’s a New York, nel 2013, per una cifra corrispondente a 30 milioni di euro. Un tardo Monet con un basso prezzo di riserva, «Le Palais Ducal vu da Saint-Georges Majeur» (1908), è stato venduto a 15,4 milioni di euro, sotto la stima minima di 15,9 milioni, mentre «La leçon de piano» di Matisse (1923), nella collezione dell’editore scozzese Royan Middleton dal 1927, è stata venduta per 14,3 milioni di euro, anch’esso al di sotto della sua stima inferiore di 15,9 milioni, questa volta ai fratelli Nahmad, secondo «The Baer Faxt».

A guidare la carica della vendita surrealista è stato «Le miroir» di Paul Delvaux (1936) che ha stabilito il record all’asta per l’artista a 9,7 milioni di euro, polverizzando il precedente record di 3,2 milioni di sterline stabilito da Christie’s nel 1999. «Si tratta di un’evoluzione del mercato e certamente non di un bagno di sangue: è la correzione che tutti avevamo anticipato», ha detto Nazy Vassegh, direttrice generale della fiera d’arte londinese Masterpiece.

Ermanno Rivetti, 17 marzo 2016 | © Riproduzione riservata

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