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Stefano Miliani
Leggi i suoi articoli«Al 19 dicembre nelle Marche avevamo recuperato 2.345 opere d’arte mobili da chiese, palazzi ed edifici danneggiati e continuiamo a intervenire dove ci sono situazioni di crisi. Siamo stati tempestivi e certe critiche verso il nostro operato sono del tutto errate». Carlo Birrozzi, il soprintendente all’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, contesta quanto riferito sulla gestione del dopo terremoto dal sindaco di Matelica e storico dell’arte Alessandro Delpriori, dal responsabile dei beni culturali della Diocesi di Camerino Luca Maria Cristini e dalla direttrice dei Musei Sistini Paola Di Girolamo.
Un problema denunciato è la burocrazia che rallenta i recuperi. «La burocrazia c’è, commenta, tutto è stato accentrato a Rieti, dove le decisioni passano dall’unità di crisi centrale, ma in questo terremoto si sono danneggiati molti più beni culturali che in passato. Abbiamo fatto centinaia di sopralluoghi con poche forze». Sempre al 19 dicembre, la Soprintendenza ha contato 1.787 segnalazioni da luoghi culturali (salite al 2 gennaio a 1.832 con 2.865 recuperi da 102 immobili storici) a fronte delle 942 in Umbria, 530 in Abruzzo e 307 nel Lazio. Tuttavia l’architetto riconosce un tema sollevato da quelle critiche: pochi tecnici davanti a un compito immane. «In Soprintendenza siamo sette architetti, uno storico dell’arte di ruolo e due part time.
Nel post terremoto del 1997 c’erano dosi massicce di persone dalle Regioni, oggi no». E non si applicano procedure assurde? «Servono perché bisogna essere precisi altrimenti le opere non torneranno mai nella sede originale: dobbiamo garantire quel ritorno con le schedature. Quanto alla messa in sicurezza è sempre molto veloce». Suscita contestazioni particolarmente forti l’aver ricoverato dipinti e sculture nel capoluogo regionale.
«Non giochiamo con le parole, ribatte Birrozzi: se le opere vengono messe in sicurezza in un luogo dove non si vedono quale differenza fa se sono a Macerata o Ancona? Si mette in piedi un falso problema senza aderenza alla realtà, questa polemica avrà altri fini, non la tutela. Se alcune curie dal 1997 non hanno riportato indietro delle opere non c’entriamo. Alla nostra ricerca di spazi adeguati, rimarca, solo il Comune di Ancona ha risposto con slancio e generosità concedendo la Mole Vanvitelliana». Quel deposito, sottolinea, è costantemente video controllato e sorvegliato dai Carabinieri della Tutela Patrimonio Culturale di Ancona. E proprio i militari intervengono sul nostro articolo uscito a gennaio per dire che la «Crocifissione» della chiesa di San Michele di Sefro (presso Matelica) è, da novembre, intatta e non ferita nel deposito della diocesi di Camerino. «Infine, conclude il soprintendente, ricordo che le scosse proseguono e lasciare le opere in strutture già sollecitate o nelle zone più a rischio comporterebbe, questo sì, il pericolo di perderle».
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