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Inti Ligabue davanti a reperti esposti in Palazzo Franchetti a Venezia nella mostra «POWER & PRESTIGE. Simboli del comando in Oceania» conclusa il 13 marzo

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Inti Ligabue davanti a reperti esposti in Palazzo Franchetti a Venezia nella mostra «POWER & PRESTIGE. Simboli del comando in Oceania» conclusa il 13 marzo

Sono veneziano e resto a Venezia

Inti Ligabue, il giovane imprenditore veneziano mantiene in Laguna le attività di famiglia e la Fondazione intitolata al padre. Venezia dovrebbe defiscalizzare cultura, artigianato e tecnologie avanzate ed essere nominata capitale europea della cultura e dell’ambiente

Enrico Tantucci

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La rinascita di Venezia parte anche dal suo patrimonio culturale e dalla miriade di istituzioni che sbarcano continuamente per promuovere la propria attività artistica.
Dopo l’uscita dalla pandemia e con la guerra in Ucraina ancora nel vivo, resta comunque un inguaribile ottimista sul futuro della città il giovane imprenditore veneziano Inti Ligabue, che ha scelto di tenere qui la sede di una società che con le sue attività di catering e servizi navali gira per il mondo. Ha raccolto lo scettro dell’azienda, dopo il capostipite Anacleto, dal padre Giancarlo, che gli ha trasmesso anche la passione per l’archeologia, l’antropologia e la paleontologia, nutrita da scavi e spedizioni in ogni parte del mondo, dall’Oceania all’America Latina, dall’Asia Minore al Deserto del Gobi. Resta qui il «motore» del Centro, prima, e della Fondazione Giancarlo Ligabue, poi, creata per condividere la collezione raccolta da Giancarlo nelle sue campagne di scavo e ora diffusa da Inti, che la radica saldamente a Venezia. Ultimo esempio ne è la mostra «Power & Prestige. L’arte dei bastoni del potere in Oceania», da poco conclusa a Palazzo Franchetti copromossa con il Musée du Quai Branly di Parigi, che la ospiterà da maggio.

Inti Ligabue, nuove istituzioni, soprattutto culturali, continuano ad aprire sedi a Venezia. Tra le ultime, la fondazione francese che ha restaurato Palazzo Vendramin Grimani per farne un centro espositivo del collezionismo e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo sull’isola di San Giacomo in Paludo.
Non c’è dubbio che molte istituzioni arrivano a Venezia perché questa città offre una visibilità internazionale alle proprie attività. Ma lo fanno anche perché hanno la consapevolezza che questo è il luogo giusto per contribuire a trasmettere e diffondere cultura. Venezia è la città più internazionale d’Italia; è sicura, rispetto a molte altre, e ha uno straordinario patrimonio di istituzioni legate al mondo della cultura, dello studio e della ricerca che la rendono naturalmente attrattiva. Senza dimenticare la sua dimensione ambientale. Così era nel 2019 prima del Covid e così sta tornando a essere, se non influiranno altre cause esterne. Percepisco un’energia positiva palpabile, che mi dà questa convinzione e che si accentua in questi mesi, anche per il prossimo svolgimento della Biennale Arti Visive.

Anche la vostra Fondazione Giancarlo Ligabue continua a operare soprattutto a Venezia per le proprie attività espositive.
E così sarà, perché provo un amore cieco e senza riserve verso questa città, che considero unica al mondo e a cui cerco di restituire, anche attraverso l’attività della nostra Fondazione, un po’ della bellezza che mi dona ogni giorno. In modo del tutto disinteressato, perché è vero che la sede legale della Fondazione Giancarlo Ligabue è a Venezia, ma le nostre attività si svolgono in tutto il mondo, compreso l’Est europeo. E ora, come tutti, siamo preoccupati per quello che sta accadendo in Ucraina ma che tocca tutti noi, dopo essere riemersi a fatica dall’emergenza Covid.

Venezia registra però una costante perdita di abitanti.
Personalmente ho smesso da tempo di considerare un indicatore attendibile quello del numero degli iscritti all’anagrafe, è più significativa la quantità di persone che ogni giorno vivono questa città, a tutti i livelli. E non parlo dei turisti, ma di chi ne garantisce, ogni giorno, l’abitabilità. Anche nel periodo più buio del Covid ho visto una capacità di resilienza straordinaria da parte degli abitanti di Venezia.

Il presidente della Biennale Roberto Cicutto ha sottolineato la necessità che tutte le istituzioni culturali che sono a Venezia, pur nelle rispettive autonomie, collaborino e facciano sistema. È d’accordo?
Sono pienamente d’accordo con lui. Sarebbe essenziale che questo avvenisse, anche per studiare un calendario degli eventi a Venezia che eviti sovrapposizioni e contribuisca a favorire una più corretta distribuzione dei flussi turistici. Noi come Fondazione Ligabue lo facciamo già da tempo, allestendo le nostre mostre in periodi diversi da quelli del tradizionale affollamento primaverile o settembrino. Il pubblico a cui siamo particolarmente interessati è quello delle scuole, perché curiamo in modo parrticolare l’aspetto didattico delle mostre.

Con il passaggio di consegne di Palazzo Grassi alla Fondazione Pinault, dopo la gestione Fiat, a Venezia siete rimasti gli unici a organizzare grandi mostre archeologiche.
Direi che siamo tra i pochi in Italia. Fin dalla prima mostra, della serie «Il mondo che non c’era» sulle civiltà precolombiane, l’aspetto archeologico è sempre legato a quello antropologico. Ma non ci limiteremo a questo. Nel 2023 è in programma la mostra «De visi mostruosi. Caricature da Leonardo a Tiepolo», ci spingeremo fino a Bacon. E l’anno successivo sarà la volta di «Manimal», che prenderà in esame le raffigurazioni zoomorfe dal III millennio a.C. alla Roma antica nel bacino del Mediterraneo, alle civiltà precolombiane.

C’è sempre l’idea di creare una sede espositiva permanente per la vostra collezione?
Sì, qui a Palazzo Erizzo, dove vivo e dove già da quest’anno esporremo una parte della nostra collezione, oltre a organizzare incontri e altre attività. Anche se per le mostre maggiori continueremo a utilizzare Palazzo Loredan.

La Fondazione Giancarlo Ligabue è generosa nelle donazioni e nei prestiti di opere e reperti della propria collezione a musei veneziani e non solo. Non siete per nulla gelosi di mostrarla. Ma non è impegnativo tutto ciò, anche sotto il profilo economico?
Ogni tanto me lo chiedono, ma non c’è squadra di calcio o barca da regata che potrebbe ripagarmi della soddisfazione di vedere passare generazioni di studenti per le sale espositive delle nostre mostre, a Venezia. Non possiamo che continuare ad andare avanti, come sarà anche per la città, se saprà creare nuove opportunità.

Pensa a qualcosa in particolare? 
Una delle idee sempre sostenute da mio padre Giancarlo, e in cui anch’io credo, è che Venezia dovrebbe avere uno statuto speciale che le consenta di avviare una forte defiscalizzazione delle attività legate alla cultura, all’artigianato di qualità e alle tecnologie avanzate, per creare stabilmente altre attività produttive. Questa città deve inoltre rivendicare il suo ruolo di capitale europea della cultura e dell’ambiente, che le deve essere riconosciuto con la possibilità di ospitare enti e istituzioni chiamati a occuparsi del suo patrimonio e del suo straordinario ecosistema, portando così qui anche nuova residenza. Il sistema c’è già, si tratta solo di svilupparlo e di creare le giuste condizioni intorno a esso. I veneziani, come in generale gli italiani, sono persone che non si arrendono e non lo faranno neanche questa volta, anche se quella innestata dal Coronavirus prima, e dalla guerra in Ucraina adesso, è una crisi epocale che tocca tutti e da cui possiamo solo uscire insieme. Personalmente sono convinto che ce la faremo.
 

Inti Ligabue davanti a reperti esposti in Palazzo Franchetti a Venezia nella mostra «POWER & PRESTIGE. Simboli del comando in Oceania» conclusa il 13 marzo

San Giacomo in Paludo, dove aprirà la sede veneziana della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Enrico Tantucci, 15 aprile 2022 | © Riproduzione riservata

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