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Micaela Deiana
Leggi i suoi articoliNegli ultimi anni la storia delle esposizioni ha conquistato il riconoscimento di filone di studio autonomo, protagonista di pubblicazioni accademiche e riviste specializzate. La capacità della mostra di registrare l’attenzione della critica, il riscontro del mercato, insomma il sistema dell’arte, ne fa infatti un caso di studio imprescindibile per la comprensione della storia dell’arte del secondo Novecento. Il saggio di Alessandra Troncone si colloca in questo indirizzo di ricerca, col merito di essere fra le prime pubblicazione italiane sul tema e con un rigore scientifico che lo rende un testo essenziale per lo studio dell’arte italiana degli anni Sessanta e Settanta. Prendendo in analisi gli eventi espositivi dal 1967 al 1973, l’autrice inquadra il fenomeno della smaterializzazione dell’oggetto artistico, proprio dell’arte processuale e concettuale, dalle prime sperimentazioni in spazi non ufficiali alla progressiva istituzionalizzazione in sede museali, che portò artisti, opere e curatori a vedersi sì riconosciuto un ruolo centrale nella storia dell’arte ma, al contempo, a perdere molta della vivacità e del carattere innovativo che aveva costituito la cifra stilistica degli esordi. La validità del testo e della metodologia di studio che vi sta dietro risiede proprio nella capacità di registrare questo naturale processo, attraverso la documentazione fotografica degli allestimenti, le testimonianze di artisti e curatori e l’analisi critica della rassegna stampa. (Nella foto, Arte povera più azioni povere. Amalfi ottobre 1968. Un momento dell’assemblea. Foto Claudio Abate).
La smaterializzazione dell’arte in Italia 1967-1973, di Alessandra Troncone, 256 pp., ill. b/n, Postmedia Books, Milano 2014, € 26,00
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