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Oro tra i capelli

Carlo Avvisati

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I sarcofagi nobiliari del Trecento della Basilica di Santa Chiara presentavano lesioni da quasi mezzo secolo, ovvero da quando erano stati ricostruiti «scheggia su scheggia», ma integrati con il cemento nelle parti mancanti, all’indomani del bombardamento del 4 agosto 1943, allorché spezzoni incendiari e bombe alleate rasero al suolo la basilica angioina.

Gli esperti dell’O.c.r.a. restauri per quattro mesi hanno lavorato sui marmi stuccandoli e ripulendoli dalla patina di sporco accumulatasi negli anni e dalle vernici protettive che al momento della ricostruzione erano state applicate sui bassorilievi per rendere più omogenei marmo e cemento. L’intervento di restauro e pulitura ha recuperato tracce di oro sui capelli delle figure e le iscrizioni.

Tra i sarcofagi quello di Perrotto e Raimondo de Cabanis, di Drugo e Nicola di Merloto, dei Del Balzo, di monna Andrea Acciauoli d’Artus, e di Antonio Penna, sul quale lavorò Baboccio da Piperno.

Carlo Avvisati, 10 novembre 2016 | © Riproduzione riservata

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