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Meraviglie vegetali del mondo nuovo

Donatella Biagi Maino

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Una storia avventurosa, segnata da vicende alterne e opposte negli esiti è quella di una delle più importanti spedizioni del Cinquecento dall’Europa nel lontano Messico. Furono indagate a fini economici e eminentemente conoscitivi per il re di Spagna le res naturalia di quella nuova terra. L’indagine è oggi raccolta in un prezioso volume che scandaglia la documentazione rimastaci, la illustra con immagini sontuose, tratto dal celeberrimo Tesoro Messicano, pubblicato dall’Accademia dei Lincei nel 1651.

È la storia travagliata di una delle più preziose testimonianze, in parte perduta e in parte sopravvissuta, dell’incontro tra la cultura europea e le meraviglie del Mondo Nuovo. Nella seconda metà del XVI secolo, grazie alla spedizione in Messico del medico e naturalista Francisco Hernández voluta da Filippo II di Spagna dal 1570, furono realizzati 16 volumi che illustravano piante medicinali e altri oggetti di natura in magnifici disegni acquarellati e la loro sfortunatissima sorte, che dipese dal mancato interesse dimostrato dal sovrano allorché si accorse che i costi superavano i proventi. L’impazienza e quindi la collera di Filippo II per il procrastinarsi dell’impresa, che impegnò Hernández per sei anni dal 1571, contrasta con quanto lamenta per rigore e ansia di conoscenza lo scienziato, e segnano la sorte del Tesoro Mexicano, giunto a Madrid nel 1576 e rinchiuso successivamente all’Escorial, senza che si avesse piena coscienza del suo valore, dove perì nel rogo dell’edificio del 1671. Non tutto, però. Parte dell’opera straordinaria del naturalista, alcune centinaia delle migliaia di disegni eseguiti in Messico, era stata portata a Napoli nel 1589 dal suo successore, il medico Recchi, in precedenza ordinato dal re di trarre da tanta conoscenza un compendio commerciabile. I disegni giunsero, infine, nelle mani di Federico Cesi e divennero la prima grande opera edita dall’Accademia dei Lincei, il Tesoro Messicano.

Per meglio comprendere quell’immensa impresa che tanto ha portato al progresso dei Lincei e quindi della civiltà, Giuseppe Olmi ha resuscitato l’interesse dell’epoca per l’opera di Hernández, informando su Ulisse Aldrovandi e la natura del Nuovo Mondo. Lucia Tongiorgi Tomasi ha ripercorso la storia delle Immagini attraverso l’Atlantico dal primo Cinquecento attraverso esempi esiziali. Concludono l’opera il testo di Alejandro de Ávila, su manoscritti messicani del XVI secolo, e quello di María I. Grañén Porrúa, sulla Dendrologia Natural, manoscritto minato del XVIII secolo debitore ancora al lavoro del medico spagnolo.


Tesoro Mexicano. Visioni della natura fra Vecchio e Nuovo Mondo, a cura di Giorgio Antei, 256 pp., 88 ill. col., Franco Maria Ricci Editore, Parma 2015, € 60,00

La copertina del volume

Donatella Biagi Maino, 24 ottobre 2016 | © Riproduzione riservata

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